La splendida Basilica Patriarcale di Aquileia, tra archeologia e meraviglie architettoniche

Un edificio religioso di rara importanza, appartenente allo stretto lignaggio di quelli capaci di riassumere in sé valori spirituali e rilevanza storica ecumenica, tanto da rappresentare simbolo identitario e punto di riferimento per un’intera comunità, oltre che meta di visita imprescindibile per chi vuole conoscere a fondo le radici del Friuli-Venezia Giulia: è la splendida Basilica Patriarcale di Aquileia, dedicata alla Vergine e ai santi Ermacora e Fortunato, la cui remota vicenda fondativa risale “agli anni immediatamente successivi al 313 d.C. quando, grazie all’Editto di Milano che poneva termine alle persecuzioni religiose, la comunità cristiana ebbe la possibilità di edificare liberamente il primo edificio di culto”, una chiesa capace di unire fortemente la comunità, dato che nel corso dei secoli gli aquileiesi l’hanno ricostruita più volte in seguito a varie distruzioni, testimoniando il fortissimo attaccamento a essa.

Situata nel cuore di una preziosa area archeologica con tracce evidenti anche lungo il percorso per raggiungerla …

… la Basilica viene presentata dalla Fondazione Aquileia come “un complesso architettonico straordinario” che nelle sue linee essenziali “ripropone l’assetto architettonico voluto dal vescovo (patriarca) Poppone (1019- 1042) che la consacrò nel 1031, ma le sue origini risalgono al secondo decennio del IV secolo; circa ottant’anni dopo l’epoca del vescovo Cromazio, l’edificio basilicale aveva assunto dimensioni analoghe all’attuale, tranne che per il transetto e l’abside con cripta sottostante”.
I citati diversi interventi citati non ne hanno però mai intaccato la meraviglia estetica, agendo per rispettoso sincretismo.

La Basilica si presenta nel complesso “in forme romanico-gotiche”, con gli interni impreziositi da meravigliosi millenari mosaici policromi…

… un raffinato “soffitto ligneo a carena di nave risale al secolo XV”…

… sarcofagi e monumenti funebri di rara grazia estetica…

… arte figurativa che irretisce con il suo classicismo fatto di cromatismi accesi e rifiniture auree…

… quindi tracce di quanto si è soltanto in parte salvato dalle continue ristrutturazioni…

… e una scansione musicale armonica di ambienti e volumi tale da rendere stimolante ogni sguardo verso la magnificenza della struttura.

Diversi i punti di interesse della Basilica.
Come il maestoso affresco absidale risalente all’anno 1031 “quando il patriarca Popone ne decise la realizzazione: ai lati della mandorla con al centro la Madonna in trono, sono raffigurati i martiri della tradizione aquileiese”, ovvero Ermacora, Fortunato, Eufemia, quindi Marco evangelista, Ilario e Taziano, mentre “nella fascia inferiore si impongono le figure di altri martiri aquileiesi”.

Si prosegue con la strabiliante Cripta degli affreschi con il suo favoloso ciclo della seconda metà del XII secolo, il quale in diciannove scene narra le Storie di Ermacora e le origini del cristianesimo ad Aquileia.

Ecco quindi il Santo Sepolcro che “riproduce la chiesa dell’Anastasis (della Resurrezione), eretta in età tardoantica a Gerusalemme sul sepolcro di Cristo; un tempo era usato per i riti della Settimana Santa”.

Si raggiunge così la cripta degli scavi, emozionante zona archeologica sotterranea in cui sono visibili resti di quattro epoche diverse, da visitare grazie a un sistema molto ben organizzato di passerelle …

… e interventi congrui per consentire ai visitatori di cogliere anche dei particolari in piena di sicurezza per persone e reperti…

… in maniera da potere godere da vicino tratti di cocciopesto “relativi al pavimento dell’Aula Trasversale teodoriana (inizi IV secolo)”…

… e un pavimento musivo della Basilica post-teodoriana risalente alla metà del IV sec.d.C..

Pure qui si apprezzano clamorosi ricami pittorici della pavimentazione tra le robuste fondamenta antiche dell’edificio…

… insieme agli immancabili stupendi mosaici, qui raffiguranti soprattutto svariati animali sospesi tra vibrante realismo e immensa bellezza figurativa.

E proprio i mosaici sono la costante che toglie il fiato nei vari ambienti, sia per il valore artistico che per quello narrativo, espletando funzione di racconto importantissima per cogliere lo spirito dei tempi che la Basilica ha attraversato…

… fino al grande racconto per immagini rappresentato dalla Scena di Pesca del Maestro del mare che “allude alla predicazione del Vangelo ad opera degli Apostoli”, tra metafore, simbolismi, allusioni e moniti.

Da citare anche la torre campanaria “edificata nella prima metà dell’XI secolo dal patriarca Popone e innalzata ulteriormente a partire dalla fine del XIV sec., fino a raggiungere l’altezza di 73 metri”.

Un patrimonio immenso che regala emozioni, alimenta sensibilità, ispira riflessioni, irretisce l’attenzione, incanta la vista, incrementa la conoscenza, ovvero tutto quello che si può chiedere a un bene culturale di spessore.
Info: https://www.basilicadiaquileia.it/it/basilica