Museo Poltrona Frau nelle Marche, la meraviglia del design come vettore storico e culturale

Visione, genialità e talento che incontrano dedizione, resilienza e reinvenzione, fornendo un modello impagabile di imprenditoria illuminata capace di imprimere il proprio segno da oltre un secolo attraverso la traduzione dell’estetica in concreto divenire, avvolgendo il mondo intero di bellezza e comodità da vivere soprattutto con la mente vivace, sotto il segno del Design che diventa Cultura tangibile: sono così importanti le ragioni per conoscere il contributo di questa azienda al mondo odierno da rendere necessaria una visita al Poltrona Frau Museum di via Cristoforo Colombo a Tolentino, tra le meraviglie ambientali di Macerata…

… dove farsi trascinare in un vortice di informazioni sovente attinente al romanzo epico i cui capitoli sono segnati da antichi documenti dell’attività d’impresa che emozionano per la verità espressa…

… spinta all’inclusività attraverso l’uso della tridimensionalità di modelli e diorami…

… universalità del messaggio raggiunta attraverso testi semplici, intellegibili, i quali con eleganza alleggeriscono la comunque elevata precisione scientifica dell’esposto…

… puntando su perle d’archivio cartacee di raro pregio editoriale…

… dimostrando come perfino un manuale di montaggio possa avere pregio artistico…

… dando giusta luce allo stupore indotto dal disegno industriale…

… rievocando il mai abbastanza celebrato ruolo della comunicazione pubblicitaria nella formazione del gusto collettivo…

… fino a mostrare con motivata soddisfazione l’attrazione esercitata verso personalità monumentali, vedi il romantico scatto di Federico Fellini che abbraccia Giulietta Masina.

Tra i diversi aspetti assodati che identificano un’esposizione come museo d’impresa c’è lo strettissimo legame con il territorio, foriero di istanze identitarie su cui si affiancano radici storiche, esaltazione dell’heritage, applicazione dei dettami della Responsabilità Sociale d’Impresa e della più recente Responsabilità Culturale d’Impresa, istanze da esercitare nell’area di appartenenza amministrativa e geografica.
Alla narrazione di Poltrona Frau si aggiunge un forte afflato filosofico che parte dal classicismo di concetti come genius loci (fondamentale nella storia di poltrona Frau), Volksgeist e lo sfociare di quest’ultimo in Heimat, senza dimenticare l’intuizione più recente dello studioso di Yi-Fu Tuan quando parla di Topophilia (Yi-Fu Tuan, Topophilia: A Study of Environmental Perceptions, Attitudes, and Values, Prentice-Hall, 1974; Columbia University Press, 1990), sancendo il complesso insieme di valori che lega diverse realtà antropiche, estendibile alla precezione dell’impatto virtuoso di un’azienda nell’ambito in cui agisce, facendosi portatrice di benessere economico, crescita sociale, sviluppo scolastico, con un filo teso dalla memoria del passato fino all’ipotesi del futuro.
Valutazioni che il museo concentra in questa spiegazione: “la scelta del luogo è un omaggio al territorio marchigiano nel quale Poltrona Frau, fondata a Torino da Renzo Frau nel 1912, si è trasferita all’inizio degli anni ’60; un solido legame rafforzatosi nel corso di sessant’anni grazie alla competenza del tessuto produttivo regionale e al coinvolgimento della comunità locale, interprete dell’eccellenza italiana di cui Poltrona Frau è ambasciatrice nel mondo”.

Il Poltrona Frau Museum rientra nella categoria delle esposizioni aziendali inglobate nel luogo di produzione, in questo caso “una rigorosa architettura industriale ricavata all’interno degli stabilimenti di Poltrona Frau”, dove “racconta la storia dell’azienda intrecciandola con l’evoluzione del gusto e del design”, rendendo il museo una sineddoche del nostro tempo tra estetica e funzione, una celebrazione della quotidianità che ascende a cristallizzazione formale di un’epoca.
L’allestimento così ordina con rigore intellettuale e ieraticità compositiva “una collezione di arredi, disegni, immagini, campagne pubblicitarie, materiali mai presentati prima al pubblico”, concentrando tutto in 1400 mq di design all’insegna dell’Intelligenza delle mani.

L’introduzione al percorso di visita punta ad accendere l’empatia con l’osservatore attraverso la presenza all’ingresso di “una presenza carismatica” che cattura lo sguardo, la Chiostrina…

… uno spazio senza tempo, dove il primo impatto è generato dall’iconico inscatolamento Archibald Delicate Balance by Shepard Fairey…

… seguito da nove video totem nei quali scorre “un alternarsi di parole e immagini che compongono il glossario del fare delle tre anime di Poltrona Frau: Residential Interiors, Custom Interiors and Interiors in Motion, ovvero le parole chiave con cui indicare “le materie prime e gli strumenti essenziali per il maestro artigiano di Poltrona Frau”, poste su “un fondale materico, una parete realizzata da innumerevoli pelli sovrapposte nei colori del paesaggio marchigiano circostante, condensato sensoriale di tattilità e colori”.

Nove anche i monitor che propongono “filmati suggestivi come quadri animati, fasi di lavorazione descritte come un susseguirsi di gesti antichi, lenti e sapienti che si ripetono in un ritmo senza tempo”, in cui si afferma “l’artigianalità e la centralità della componente umana nella ricerca, sviluppo e realizzazione di prodotto; ma anche alta tecnologia per assicurare l’ottimizzazione del processo industriale e per testare le materie prime”.

Il museo attinge a un ottimo storytelling per raccontare la lunga, articolata e a tratti perfino leggendaria storia del brand: “nel 1912 l’imprenditore Renzo Frau, di origini Sarde, deposita il marchio Poltrona Frau alla Camera di Commercio di Torino; fino agli anni ’40 l’attività della famiglia Frau si lega alla cultura del tempo e ad una città vivace: le poltrone arredano le scenografie teatrali, le case private e i maggiori transatlantici; le riviste culturali e di settore pubblicano le prime inserzioni pubblicitarie dell’azienda”.
Quindi, a seguito di una serie di passaggi generazionali, nel 1962 “il gruppo Nazareno Gabrielli acquista l’azienda torinese che un anno dopo si trasferisce a Tolentino” dove “negli Anni Ottanta l’azienda amplia la propria produzione guardando al mondo automobilistico e contract”, affrontando il futuro con l’apertura dei primi flagship store.
Seguono successi e crescita, fino quando nel 2014 “la famiglia Haworth acquisisce il Gruppo Poltrona Frau e conferma, promuovendoli, tutti i valori del brand”, come testimonia l’investimento su questo museo, magnificamente curato, frutto di investimenti oculati scaturiti da rispetto per il passato e orgoglio verso il presente.

E’ tempo di addentrarsi nel tragitto di visita e immediatamente appare chiarissimo il progetto curatoriale, inevitabilmente figlio della geometricità della produzione di Poltrona Frau ma sorprendentemente capace di mutuare tendenze dell’arte contemporanea più colta, incastonando ogni microcosmo narrativo in una sorta di palco teatrale con la quarta parete già abbattuta, in cui l’oggetto staziona su una pedana prestandosi a una visione ampia e particolareggiata.

Il visitatore ben presto però si accorge che lo sviluppo orizzontale è sublimato da un possente dinamico slancio verso l’alto che impone all’iride un velocissimo spostamento all’insù, raffinata applicazione di tecniche di neuroscienze capace di ottenere differenti risultati percettivi, a partire da un senso di inversione della direzione della vertigine in grado di trasmettere estrema creatività pur in un contesto compositivo razionale, preludio a un costante stimolo cognitivo acceso da autentica adrenalina epistemologica, in cui gioca un ruolo fondamentale un’illuminotecnica dalla rara sapienza, la quale tiene sottotono il passaggio da un tomo espositivo all’altro come a voler creare nell’osservatore l’atmosfera per una riflessione che gli faccia interiorizzare una piacevole tempesta pedagogica, per poi alzare il tono delle luci negli idilli del racconto museale, quasi a simulare una rivelazione, tutto creando un pacato ma inesorabile dialogo con i neurotrasmettitori del fortunato visitatore.

Chiarite le premesse, si procede verso la scansione degli eventi dell’azienda seguendo l’inesorabilità universale del criterio cronologico, presi per mano dal Tempo come guida sicura ed esemplare.
Arrivano in questo modo gli Anni 1910 – 1920 identificati in un “ben fornito magazzeno” di due stanze “dove prendono vita le sedute personalizzate per i clienti importanti della città torinese”…

… gli Anni 1930 – 1940 che vedono l’azienda entrare “nel mito per i sistemi di produzione” in cui “la lavorazione è fatta a mano, gli artigiani producono arredi di alta qualità” come quelli delle cabine del mitico transatlantico Rex…

… gli Anni 1950 – 1960 in cui malgrado il periodo difficile l’azienda partecipa da protagonista al periodo rivoluzionario degli anni Sessanta con il disegno di nuovi prodotti firmati da nomi come Gio Ponti e Castiglioni…

… gli Anni 1970 – 1980 in cui la ricerca di soluzioni ergonomiche e nuovi materiali “è testimoniata da sedute a firma di Franco Bettonica, Marzo Zanuso, Ferdinand Alexander Porsche e Pierluigi Cerri”…

… gli Anni 1990 – 2000 nei quali la collezione ufficio si estende grazie alle firme di Pininfarina, Michele De Lucchi e Silvia Suardi…

… mentre nel 1999 “Poltrona Frau e Studio Cerri vincono il Compasso d’Oro ADI con il tavolo Titano”, evento che ha fatto guadagnare a tale realizzazione un angolo tutto per sé, in posizione innaturale per sottolinearne la diversità, come fermo immagine ricavato dall’atto del basculare.

Negli Anni 2010 – 2020 “l’esperienza dell’abitare diventa espressione del lifestyle contemporaneo, Poltrona Frau sperimenta un nuovo modo di vivere gli spazi della casa e dell’ufficio senza frontiere e una riflessione sul cambiamento della fruizione degli spazi, influenzato anche dall’evento pandemico”.

Intanto Poltrona Frau Custom Interiors affianca progettisti di tutto il mondo “per sviluppare, insieme, arredi speciali di teatri, auditorium, musei, aeroporti, alberghi, ristoranti cinema, showroom/retail, uffici e yachting”.

In mostra “dieci realizzazioni al fianco di dieci premi Priztker: dal Parlamento Europeo di Strasburgo al Walt Disney Concert Hall di Los Angeles di Frank O. Gehry, dall’Auditorium Parco della Musica di Roma di Renzo Piano al Forum di Barcellona di Herzog & De Meuron”.

Una successione di meraviglie che fa individuare a Kevin Roberts un vero e proprio Potere del marchio attribuito a Poltrona Frau “nella costanza di ciò che rappresenta, nel suo rinnovarsi incessante”, ma anche in intimità, “impegno e passione” tali da rendere “il tocco più leggero, il gesto perfetto, la piccola sorpresa, il sorriso rassicurante”.

Importante estensione produttiva quella avviata con Interiors in motion nel 1986 con Poltrona Frau che entra in macchina, infatti “sono suoi gli interni della Lancia Thema 8:32 con motore Ferrari”…

…. nei quali “l’artigianalità incontra la tecnologia, la storica cultura della pelle che distingue l’azienda si esprime nel complesso rivestimento degli interni”.

In mostra ci sono i progetti di maggior prestigio “per aziende internazionali come Ferrari, Volksvagen, Lancia, Pershing, Italo, Etihad Airways, Fiat 500 e Volksvagen”, ma attenzione alla presenza di “un vero coup de théâtre, una Ferrari California al centro dello spazio e della scena”.

Arriviamo alla Leathership®, neologismo scaturito da un marchio registrato “che definisce il primato di Poltrona Frau nella cultura della pelle: dal 1912 la pelle continua a essere il materiale d’elezione”, con la suddivisione in “11 collezioni dedicate all’abitare”, diventando “un’esperienza tattile, una scoperta di senso e un approccio alla sostenibilità”.

La struttura però non si ferma all’esposizione e raccogliendo varie sollecitazioni lanciate nel corso degli anni dall’ICOM – International Council of Museums funziona anche come hub della didattica, per merito di una libreria scientifica attrezzata non soltanto come dispensatrice di erudizione materiale e conoscenza tecnica, ma anche volano di incroci sinestesici con arte, architettura, antropologia ed espressioni figurative.

Da sottolineare anche un notevole senso dell’accoglienza favorito da spazi ampi e comodi che invitano al dialogo e al confronto con un personale straordinariamente preparato e sensibile alla tematica.

Come non sposare allora le parole di Michele De Lucchi ricordate da questa stessa esposizione: “i musei delle aziende con una grande storia sono sempre molto affascinanti e quello di Poltrona Frau a Tolentino lo è se possibile ancora di più, non solo per i cimeli esposti, ma per l’occasione di poter in un colpo solo ammirare tutta la grande competenza nella lavorazione e nella scelta dei materiali e traguardare il futuro attraverso le più recenti realizzazioni”.
Si esce dalla visita con la chiara sensazione non soltanto di avere imparato qualcosa ma anche acquisito una più ampia visione del mondo, rendendo la visita a questo gioiello imprescindibile per chi coltiva la (propria) sensibilità.
Info: https://www.poltronafrau.com/it/it/about/poltrona-frau-museum.html