Abbazia di Monte Oliveto Maggiore in Toscana, vini monastici da antica tradizione secolare

L’incipit lo si può rinvenire direttamente in San Benedetto dato che nella sua Regola al Capitolo 40° intitolato Della misura del bere si legge “… cercando di tener conto della infermità dei deboli, pensiamo che un’emina di vino al giorno per ciascuno possa bastare”: una benedizione così potente e alta da riuscire ad attraversare i secoli nel segno della sapienza contadina e della pratica spirituale, primi ingredienti dei vini trascendentali della cantina dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore di Asciano nella provincia toscana di Siena, oggi come ieri veicolo di valori eterni e profondi.

Secondo gli studiosi “già in epoche lontane (seconda metà del 1200 ed inizio del 1300), nei territori dove sorse l’abbazia di Monte Oliveto Maggiore, la viticoltura era ampiamente diffusa”, infatti “risale alla metà del 1300 un elenco dei poderi, facenti capo al monastero, con le relative produzioni di vino, olio e cereali”, senza dimenticare che le fonti storiche attestano come “i monaci fin dal loro insediamento nel 1319 si dedicarono alla coltivazione della vite e alla produzione di vino per l’autoconsumo, come previsto dalla regola di San Benedetto e per la vendita finalizzata alla sussistenza”.

Il distributore Proposta Vini che con sensibilità ne ha sposato la causa descrive gli inizi di questa realtà attingendo alle parole del monaco Antonio da Barga vergate in una cronaca del 1450: “nell’anno 1319 dalla Natività del Verbo incarnato, i suddetti uomini, amati da Dio, si recarono in tale luogo, con i loro arnesi e i loro libri, per offrire a Dio un sollecito servizio”.

Segue l’osservazione secondo la quale “durante questi secoli, il lavoro dei monaci ha modificato molto il territorio circostante, originariamente disabitato e selvaggio, rendendolo un paesaggio armonico dove i campi coltivati, le vigne, gli olivi, i boschi, circondano il monastero; l’Abbazia è una delle poche cantine a produrre la denominazione Le Grance, rimando alla presenza dei secoli di fattorie fortificate che gestivano gli ampi possedimenti terrieri dello Spedale di Santa Maria della Scala di Siena”.

Nel raccontarsi, dall’Abbazia spiegano che “la nostra Comunità monastica benedettina olivetana vive ininterrottamente da più di settecento anni presso l’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: oggi è composta da una trentina di monaci che vivono comunitariamente sotto una Regola e un Abate al ritmo quotidiano della preghiera e del lavoro”…

… aggiungendo altre informazioni: “fondato nel 1319 dal nobile senese Giovanni Tolomei, poi San Bernardo Tolomei, il grande complesso monastico di Monte Oliveto Maggiore si estende lungo il crinale di una collina nel cuore delle crete senesi ed è definito una città in forma di monastero per l’ampiezza degli edifici che lo compongono: durante questi secoli il lavoro dei monaci ha modificato molto il territorio circostante, originariamente disabitato e selvaggio, rendendolo un’oasi di bellezza naturale, di pace e spiritualità”…

… infatti “oggi una bellissima campagna circonda il monastero dove i campi coltivati, le vigne, gli olivi, i boschi, si alternano con un paesaggio lunare segnato da borri e precipizi naturali”.

Per quanto riguarda l’origine dell’azienda agricola di Monte Oliveto Maggiore, questa “si può far risalire al fondatore San Bernardo Tolomei perché egli stesso mise a disposizione il 26 marzo 1319, come dote per la fondazione della nuova Abbazia benedettina, i terreni di sua proprietà ovvero 16 ettari (200 iugeri) nel territorio di Accona, l’attuale circondario di Chiusure, insieme a quelli di Patrizio Patrizi a Melanino: nei decenni successivi, grazie alle donazioni e alle doti dei nuovi entrati, si venne a costituire un patrimonio sufficiente per la vita, lo sviluppo e la diffusione della nuova istituzione monastica”…

… mentre “riferimenti all’attività agricola dei monaci, in particolare alla coltivazione della vite, è attestata nelle fonti storiche fin dagli albori, nelle bolle di fondazione e nelle cronache sull’origine del Monastero”.

Si osserva che “le varie vicissitudini storiche, in particolare le pesantissime soppressioni ottocentesche non impedirono ai monaci di continuare nella loro attività agricola” ed è stato “da sempre applicato un processo produttivo di agricoltura a basso impatto ambientale, rispettoso delle risorse naturali e della conservazione delle biodiversità nel solco della tradizione benedettina”, da cui la decisione di “intraprendere la strada della certificazione biologica”.

La tipologia del terreno coltivato “è di origine pliocenica, tendenzialmente argillosa con presenza di sabbie gialle (tufo), quasi privo di scheletro e con moderata fertilità”.

Passando alla produzione, è monumentale l’importanza di un vino così simbolico da riportare in etichetta l’anno di fondazione dell’abbazia, il Toscana Rosso 1319 che assembla Sangiovese, Merlot e Cabernet Sauvignon portando al naso l’intensità del sottobosco con cenni di spezie in modo avvolgente, alla stessa maniera dei sapori di gelso nero, mirtillo, rabarbaro, fico dottato e cioccolato fondente.
Dall’impenetrabile cromatismo carmineo dotato di unghia quasi violacea, propone un sorso materico e una beva sontuosa, in cui il tannino impera prima di ingentilirsi con l’emergere dell’impronta zuccherina.
Finale imponente e così assolutizzante da prestarsi alla meditazione (anche) enoica.

Ci sono invece soltanto Sangiovese e Merlot a dare vita al Grance Senesi Coenobium che nel nome fa riferimenti all’omonima nuova DOC toscana approvata nel 2010 anche grazie all’impegno dell’Azienda agricola dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore: la denominazione fa riferimento alla storia locale e in particolare ad “antiche fattorie e granai fortificati, particolarmente diffusi a sud di Siena, di proprietà dello Spedale di S. Maria della Scala”, in un’area geografica che comprende i comuni di Asciano, Monteroni d’Arbia, Murlo, Rapolano Terme e Sovicille…

… segnata dalla presenza di “calanchi e biancane, di marmo giallo e travertino, all’interno di un ambiente di rara intensità che raccoglie antichi borghi, mulini, torrenti, piccoli laghi, profili collinari, pievi e abbazie”.

Qui il bouquet trasmette fiori ed erbe, mentre il palato riconosce mora di rovo, ciliegia, ribes rosso, prugna e un cenno di liquirizia.
Il tannino delicato contribuisce all’eleganza del sorso, in armonia con la raffinatezza di un corpo tenue.
Si fa apprezzare anche per la persistenza, la quale conduce a un finale lungo e memorabile in cui stuzzica la nota sapida.

Per i bianchi parla il Vermentino in purezza chiamato In Albis che incanta l’olfatto con gli agrumi esaltati da una freschezza fibrillante, per poi suggerire alla bocca limone, pera, banana, melone e un tocco di miele di robinia.
Si contraddistingue per freschezza, mineralità e stuzzicante acidità.
La potenza alcolica lo rende dominante a tavola, dove pretende giustamente piatti alla sua altezza, preferibilmente non pasticciati.

Per completare queste umili righe, abbiamo avuto il privilegio di realizzare un video con Don Andrea, disponibile qui di seguito.
Info: https://www.agricolamonteoliveto.com/chi-siamo/azienda-agricola
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/abbazia-di-monte-oliveto-maggiore/