Cantina Michele Sartori, vini trentini per scoprire la tradizione vitivinicola del Colle di Tenna

Riportare la coltivazione della vite abbandonata da mezzo secolo in una struggente ambientazione paesaggistica che strega gli esseri umani da millenni, per ricordare come i doni della natura possano essere sublimati a meraviglia grazie all’intervento virtuoso dell’Uomo, soprattutto se si tratta di un vitivinicoltore preparato, sensibile, colto e profondo come Michele Sartori che con la sua cantina in Trentino eleva da tempo la propria ode al Colle di Tenna traducendo l’afflato bucolico in referenze a loro volta liriche ed evocative.

Siamo in una terra compresa “tra il Lago di Caldonazzo e il Lago di Levico, su un dosso a schiena d’asino che domina la porzione occidentale della Valsugana, caratterizzato da pendii scoscesi e terreni pianeggiati in sommità, vicino l’abitato di Pergine, in provincia di Trento”.

Qui Sartori si è messo in testa di riportare in auge un’antica tradizione vitivinicola da riscoprire e ci sta riuscendo magnificamente.
Eppure non aveva trovato una situazione facile: “a partire dalla seconda metà dello scorso secolo la coltivazione della vite sul Colle di Tenna è stata progressivamente abbandonata; i ripidi pendii esposti sul Lago di Caldonazzo, un tempo quasi interamente vitati, oggi sono in gran parte occupati da bosco incolto”.
Da qui l’obiettivo “di restituire al Colle di Tenna il prestigio che deteneva storicamente nella tradizione vitivinicola”.

Michele Sartori spiega tanto attaccamento con il suo essere “nato e cresciuto a Tenna, in una famiglia in cui il rapporto con la terra è sempre stato molto forte: i miei genitori da sempre coltivavano piccoli frutti, assieme ad una piccola produzione viticola propria; nonostante la mia formazione fosse indirizzata verso ambiti scientifici, non ho mai interamente abbandonato l’idea di seguire la mia passione e intraprendere l’attività vitivinicola: ho deciso di concretizzare questo desiderio nel 2015, ponendo così le basi per la creazione di una piccola Cantina che portasse il mio nome”.

Sartori aggiunge che “il legame profondo che mi lega a questa terra, il desiderio di contribuire a valorizzarla e restituirgli dignità, la volontà di intraprendere un’arte nobile, il tentativo di produrre uve di qualità sono i valori che mi hanno convinto a credere in questo progetto”.
Non si tratta soltanto di motivazioni culturali e sentimentali, ma anche della valutazione tecnica capace di svelare pregi pedoclimatici importantissimi per la produzione di vini di elevatissima qualità: “la mineralità del substrato di natura eruttiva, la collocazione longitudinale Nord/Sud, l’ottima esposizione solare e le quote favorevoli, la ventilazione scaturita dalle masse di aria fresca provenienti dalle montagne della Marzola e del Pizzo di Levico, la brezza e l’umidità generate dal Lago di Caldonazzo e dal Lago di Levico conferiscono al Colle di Tenna caratteristiche uniche per la produzione viticola”, infatti “il vino prodotto sul Colle di Tenna era considerato pregiato non solo in Trentino, ma anche nei territori d’Oltralpe, già dai tempi risalenti all’impero Austroungarico”.

Progetto ostico, non lo nega, poiché “la riconversione di questi terreni che prosegue tutt’oggi presenta difficoltà significative: oltre alla sconfinata frammentazione fondiaria, un grande ostacolo è rappresentato dall’avanzamento delle aree boschive situate sui ripidi pendii affacciati sul Lago di Caldonazzo”.
Pertanto “il lavoro di bonifica, cominciato nel 2016, richiede grande abnegazione, dedizione e pazienza: le pendenze impongono in molti casi di lavorare a mano, poiché l’accesso di mezzi meccanici è limitato, e ogni operazione deve essere compiuta in sicurezza e con lungimiranza”…

… mentre “la ristrutturazione dei caratteristici muri a secco è un’attività fondamentale nel processo di recupero dei terrazzamenti, sia per la loro funzione ecologica e paesaggistica, sia per la messa in sicurezza idrogeologica: un lavoro durissimo ma appagante, se realizzato a regola d’arte”.

Nel precisare la sua filosofia Sartori aggiunge che “la coltivazione della vite sul Colle di Tenna non ha solo un valore simbolico o nostalgico”, perché “recuperare le caratteristiche intrinseche di terreni tanto vocati per la produzione di uve Chardonnay e Pinot Nero significa scommettere sulla qualità della materia prima, preferendola alla quantità; significa accettare produzioni di minor resa, ma con caratteristiche di maturazione del frutto pregiate; volumi inferiori, ma con selezione accurata del mosto; numeri contenuti di bottiglie ma con note organolettiche distintive e riconoscibili”.

Importante nel processo produttivo ovviamente la cantina, in questo caso ipogea e di recente realizzazione: “volendo sfruttare la climatizzazione naturale garantita dal sottosuolo è stata realizzato una struttura in cemento armato interrata” in cui “la distribuzione dei volumi e l’organizzazione degli spazi è stata pensata per agevolare le lavorazioni in cantina, per accogliere le vasche per la vinificazione in acciaio inox e per le barriques di rovere”.

Testimonianza palese del percorso d’eccellenza compiuto dalla cantina è stato l’inserimento quest’anno nel prestigioso Catalogo di Proposta Vini, dalla quale affermano che “Michele Sartori rappresenta senza dubbio una nuova generazione di viticoltori visionari, capaci di ridare luce e prospettiva a terre viticole alpine dimenticate, ma dalla forte vocazione”, ponendo l’accento su “opere murarie ed idrauliche tuttora attive nonché base di questi vigneti capaci di essere testimoni vivi della viticoltura di montagna e del paesaggio trentino”…

… qui dove “nel 1902, Giulio Ferrari, dopo una lunga formazione tra Francia e Germania e un’esperienza diretta nelle tecniche champenoise a Épernay, piantò il suo primo vigneto di Chardonnay destinato a dare vita al primo spumante metodo Champenois trentino”.

Un primato territoriale tenuto ben presente da Sartori quando ricorda che “sui ripidi terreni esposti sul Lago di Caldonazzo, sul finire dell’800, venne pionieristicamente sperimentata, per la prima volta in Italia la coltura delle uve Chardonnay per la vinificazione di vino rifermentato in bottiglia, come già si faceva in Francia da duecento anni: è grazie all’intuito di quegli innovatori e alla vocazionalità di questa terra ricca e fertile che si deve la nascita della tradizione spumantistica italiana; oggi, a distanza di più di un secolo, lo spumante Metodo Classico Trentino vanta un prestigio internazionale”.

E’ fiero dunque Sartori quando afferma che “su questi terreni storicamente vocati per la produzione di basi spumante, a partire dal 2015 ho interrato le mie prime viti: il mio Metodo Classico è un Trentodoc Extra Brut in purezza, con affinamento in bottiglia sui lieviti per 36 mesi”.
Si tratta di sole uve Chardonnay raccolte a mano sui ripidi terreni calcarei delle Fontanaze che degradano sul Lago di Caldonazzo (perfetta esposizione a Sud/Ovest, a circa 450 m s.l.m) e dai terreni porfirici situati presso Maso Serafini sulla parte sommitale del Colle di Tenna (esposizione solare totale, a circa 650 metri sul livello del mare).
Dopo la raccolta a mano dell’uva avviene la selezione del mosto fiore, con affinamento delle cuvée in botti di acciaio Inox fino al tiraggio. L’affinamento prosegue in bottiglia sui lieviti per 36 mesi.
Ne deriva uno strepitoso bouquet di polpa di pera con un cenno di idrocarburo che al palato, dopo un approccio agrumato con tanto di tocco aspro su bollicine vellicanti, lascia il posto a mandarino, ananas, alchechengi e cedro candito.
Il sorso cremoso da impazzire porta in visibilio il degustatore, per poi rompere gli indugi nel finale facendo esplodere una dolcezza da meditazione.

Altro orgoglio, il Pinot Nero da uve raccolte a mano “nei vigneti coltivati nei campi sommitali del Colle di Tenna, ai Pianari, presso Maso Serafini e ai Feghini, sul versante che degrada verso il Lago di Caldonazzo: la perfetta esposizione solare e l’unione di due quote diverse che vanno dai 450 ai 650 metri sul livello del mare consentono una maturazione ottimale”.
Il vino affina 12 mesi in barrique di rovere a cui seguono altri 12 mesi di affinamento in bottiglia.
Il degustatore viene subito colpito dal suo cromatismo dal seducente rosso lucido squillante, per poi lasciarsi trascinare l’olfatto in un vortice di frutti rossi, preludio di gusti che suggeriscono mirtillo, prugna, fico essiccato e karkadè.
Tutto questo dopo un attacco intensamente amaricante e tannico che si stempera con cenni di dolcezza capaci di produrre enorme armonia.
Corpo esile ed elegante, sorso raffinato, è straordinario il suo indirizzarsi verso l’amabilità nel finale, con la bocca in sollucchero per il tocco zuccherino emergente.

Il bianco fermo della casa è un Riesling Renano da vigne di oltre 50 anni “coltivate presso le Fontanaze, sui terrazzamenti del Lago di Caldonazzo e dai vigneti situati ai Pianari, sulla sommità del Colle di Tenna”.
Il vino fermenta quasi interamente in acciaio, salvo una porzione (circa un quinto del volume totale) che viene vinificata in barrique di legno esausto: “questo processo consente di ingentilire e stondare il vino, vista la sua alta acidità, mantenendo inalterate le caratteristiche organolettiche dell’uva Riesling”.
Il vino prosegue l’affinamento per 24 mesi in bottiglia.
Dall’imponente carico di profumi agrumati, zagara compresa, si passa in bocca a riconoscere nettarina, pompelmo, kiwi giallo e qualche nota di miele d’acacia.
E’ in questa referenza che emerge maggiormente la sapidità regalata dai terreni, unita a una freschezza che lo rende irresistibilmente ghiotto.

I restanti dettagli sulla produzione ce li fornisce proprio Michele Sartori nel video seguente.
Info: https://www.cantinamichelesartori.com/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/cantina-michele-sartori/