Come l’eroico Pino Bettoni ha reso Villaggio Chemp simbolo culturale della Val d’Aosta

Se oggi i viaggiatori del mondo intero rimangono incantati davanti a un miracolo di arte immersa nella natura come quello che offre il Villaggio Chemp in Val d’Aosta lo si deve a un vero eroe della Cultura come Pino Bettoni, magnifico artista che ha speso decenni della propria vita a popolare di installazioni, sculture e opere figurative complesse ogni angolo di questo suggestivo borgo incastonato in una frazione del comune di Perloz, all’ingresso della Valle di Gressoney.

Ha iniziato innamorandosi del paesaggio locale incontaminato, immaginandolo come la più poetica sala d’allestimento possibile per le sue creazioni liriche…

… le quali partono da un’infinita sensibilità interiore per approdare a un genio tecnico senza pari in grado di consentirgli prodezze plastiche con materiali come legno e metalli lavorati con sapienza ancestrale…

… donando così capolavori inarrivabili all’Umanità che può liberamente fruirne, come la creatura muliebre tormentata nel corpo ma sublimata nello spirito ispirata da un vero incontro fugace avvenuto nella realtà…

… per arrivare alla vibrante commozione con cui raffigura Le clochard nel 2001, rendendo omaggio alla disperazione di un senzatetto conosciuto per caso e reso eterno nel ricordo di tutti noi…

… anche grazie a quei particolari anatomici che svelano la capacità di osservazione di Bettoni, massimo indagatore di ogni emozione possa scaturire dal dettaglio più nascosto.

Nel corso degli anni questo paradiso dell’estetica lirica è diventato per Bettoni non soltanto spazio espositivo ma anche esistenziale, infatti qui ha creato il proprio laboratorio che profuma di passione e talento…

… ricavandolo da una secolare abitazione tipica del posto, ristrutturata tutta con il suo solo sudore e a proprie spese come ha fatto anche con altri edifici del luogo, lamentando di non avere ricevuto alcun aiuto delle istituzioni regionali e locali, neanche di quelli settoriali che gli sarebbero potuti spettare, semplicemente perché lui non è un burocrate che produce freddi documenti commerciali bensì un uomo di rara onestà mosso da purezza d’animo e non dalla convenienza economica…

… una mancanza di doveroso sostegno pubblico che pure avrebbe meritato ma non lo ha scoraggiato dal mettere comunque in piedi un’autentica officina della creatività in stile antico, dove tutto si fa rigorosamente a mano…

… con pazienza e dedizione tradotti in missione di vita.

Eppure non esiste alcun senso di possesso né di rivendicazione in Bettoni, il quale al contrario ha sempre vissuto Villaggio Chemp come luogo di condivisione con i tanti artisti di grande levatura dai quali ha ottenuto entusiasta collaborazione, come testimoniano le tante opere da loro donate che affiancano le sue in un tragitto di vibrante intensità.

E ancora adesso che ha superato gli ottanta anni d’età e qualche peso del tempo inizia a farsi sentire nel fisico, Bettoni lo trovate ancora qui, quasi unico abitante del borgo insieme alla moglie e qualche vicino, sempre pronto a intrattenersi con i visitatori per tutto il tempo che gli viene richiesto, generoso come nessun altro nel raccontare e raccontarsi, perché i sogni ad occhi aperti (r)esistono quando diventano patrimonio comune e gioia condivisa, esattamente come in questo caso.
Così, prima di un commiato pieno di trasporto, Bettoni ci ha regalato un pezzo della sua preziosa dote pure di narratore, tratteggiando il senso di questa impresa epica davanti alla nostra telecamera: questo rende imperdibile il video che potete vedere qui di seguito, sempre nella speranza che possa smettere di essere vittima del detto nemo propheta in patria e ricevere finalmente aiuti e onori da chi governa la sua Regione alla cui meraviglia contribuisce in maniera determinante, magari questa volta senza tentare di piegarlo a scontate logiche turistiche chiedendogli di realizzare mucche di legno o grolle dell’amicizia, come accaduto in passato ricevendo un diniego, bensì tutelandone la virtù più grande, la Libertà.