Vini di Tenuta Rottensteiner, da una delle prime famiglie di viticoltori della provincia di Bolzano

Una produzione enciclopedica che rappresenta il territorio di appartenenza nella sua totalità, dove ogni vino corrisponde a un lemma di un ideale trattato enoico in grado di raccontare radici identitarie mescolando storia antica e vicende generazionali, impiegando un lessico familiare capace di avvincere mentre snocciola sapienza ampelografica e competenza geomorfologia: è un perfetto allineamento di cuore e cervello l’attività della Tenuta Rottensteiner in provincia di Bolzano, dalla quale scaturiscono bottiglie di pregio intrise di valori e significati profondi.

Il distributore della cantina, Proposta Vini, racconta i Rottensteiner come “una delle più antiche e radicate famiglie di viticoltori della provincia di Bolzano”, aggiungendo che “i terreni da cui provengono le loro uve, come accade in tutta questa zona, sono di origine porfirica, una caratteristica che conferisce ai vini una personalità unica e irriconoscibile”.
Venendo all’attività odierna, Toni e Hannes “dirigono insieme la cantina, sostenuti dalle donne di famiglia: gran parte dei loro vini è monovarietale e grande attenzione viene data alle varietà tipiche della zona di Bolzano”.

Dalla cantina, per raccontarsi, partono dalla città che li rappresenta, Bolzano, da tempo “strettamente legata alla viticoltura”, dichiarando un costante riferimento alle origini e al rispetto delle tradizioni.
Ci troviamo dove “cinque masi svolgono un ruolo chiave per la nostra famiglia e la nostra azienda, ognuno con una sua storia molto personale”.

Una storia vitivinicola cominciata molte generazioni fa e ancora oggi sostenuta dai vari membri della famiglia: “sincerità e autenticità sono i loro valori principali, nella vita privata e nel lavoro”.

Che la storia della famiglia Rottensteiner sia da sempre strettamente legata alla viticoltura nella città di Bolzano è dimostrato da documentazioni risalenti al 1530.
Un’eredità aziendale che per l’attuale generazione rappresenta pure una missione.

Viene ribadito quindi che le uve dell’azienda crescono sul porfido, ovvero il terreno tipico della regione, consistente in una roccia di pietra rossa generosa nel donare alle viti pregi organolettici unici.

La cantina fu fondata nel 1956 da nonno Hans, passando nel corso del tempo dal vino sfuso all’imbottigliamento, mantenendo sempre l’integrazione con il lavoro di altri circa 50 contadini della zona, scelta considerata ormai “fondamentale per la buona riuscita e la buona qualità del vino”.
Nel complesso si tratta di 100 persone impegnate a lavorare tutto l’anno “con accuratezza e diligenza per preservare la qualità delle uve e produrre un vino eccellente e genuino: l’attenta lavorazione che avviene sia in cantina sia in vigneto, è indispensabile per poter conservare la qualità, dal grappolo fino alla bottiglia; un principio guida del nostro lavoro: nessun vino viene imbottigliato se non convince tutta la famiglia”.

Da Rottensteiner sono certi che “la vera qualità del vino nasce già nel vigneto: la tecnica moderna può aiutare a preservare questa qualità; nella nostra cantina si uniscono tradizione e innovazione: grandi botti di rovere di cinquant’anni”…
… e “si affiancano a serbatoi di acciaio e barrique, piccole botti in rovere francese: in cantina rispettiamo e valorizziamo queste caratteristiche e mediante un attento lavoro arriviamo alla creazione del vino finale”.

Riguardo ai vini “oggi come allora ci concentriamo in piena coscienza sulla tipicità delle varietà del vino e poniamo un chiaro accento sui vini tipici di Bolzano”, i quali “devono essere di facile beva ed esprimere chiaramente la propria tipicità, in relazione al vitigno e al territorio”.

Anche passando alla degustazione la missione culturale di Rottensteiner rimane presente, traducendo il proprio vino in narrazione e testimonianza storica, come nel caso del Sylvaner Valle Isarco, di cui si racconta che “circa 150 anni fa l’arciduca Giovanni d’Austria portò questa varietà in Alto Adige”, spiegando poi che il nome di tale referenza deriva dalla presenza di questa varietà principalmente in Val d’Isarco, ritenuta “la zona di eccellenza per i vini bianchi dell’Alto Adige”.
I profumi esprimono frutti esotici, i gusti chinotto, ruta, pera, yuzu, olivello spinoso e zeste di limone, il cui insieme spiega un approccio amaricante segnato anche da una mineralità capace di rendere il sorso fibrillante.
Corpo snello e raffinato, nel finale vede l’impronta erbacea permeare tutto il sorso, aprendo a tante opportunità negli abbinamenti a tavola.

Particolare orgoglio per il Gewürztraminer “cresciuto proprio a Termeno, culla di questa varietà”, il quale si esprime attraverso un bouquet di frutti esotici seguito da sapori come mela, mango, lychee, pesca e miele di sulla.
Gli aromi spiccano ma brillano anche freschezza e sapidità.
Nel finale si lascia trasportare verso l’amabilità.

All’insegna dell’esotismo pure le caratteristiche organolettiche del Weissburgunder, tra il naso che avverte frutti tropicali con un tocco di pietra focaia e un palato irretito da avocado, limone, pera Williams e caramella di carruba.
Corpo denso, sorso ghiotto e cremoso, è dominato dall’acidità che spinge a sua volta irresistibilmente la golosità, così come l’intensa mineralità contribuisce a una beva entusiasmante.
Finale vibrante che spinge a un nuovo sorso, mentre emergono note citriche.
Esuberante, fantastico.

Il Sauvignon mantiene fede alla prevalenza erbacea al naso, riservando sorprese in bocca tra albicocca, mela, kiwi giallo, pompelmo e papaya.
La consueta presenza di acidità e mineralità viene espressa con maggiore morbidezza.
La beva scorre a meraviglia, dritta verso un finale in cui la piacevolezza diviene più ecumenica.

Florilegio di espressioni territoriali nel Kitz bianco che assembla Sauvignon, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Müller Thurgau, portando a un bouquet floreale e a gusti di limone, melone, nashi, mela, salvia e fiori eduli.
La complessità illumina la beva ma porta anche a renderlo estremamente gastronomico, con eccellenti esiti sulle fritture.

La ricca offerta di rossi parte da una vera gloria del territorio, il Santa Maddalena.
Pietra angolare delle varie declinazioni riteniamo il St. Magdalener Vigna Premstallerhof Select che impatta all’olfatto con tutta la pienezza dei frutti di bosco, prima di portare in bocca lampone, fico, liquirizia, pepe nero e cotognata.
Dopo l’austero abbrivio amaricante e tannico, si addolcisce lievemente di sorso in sorso.
Corpo vellutato, beva suadente, mostra nel finale un’impronta zuccherina più decisa, persistente quanto entusiasmante.

Nelle altre versioni, il St. Magdalener Classico si distingue per una beva più facile che veicola peculiari note di visciola e melagrana capaci di farlo diventare irresistibile e conviviale, mentre i frutti distintivi al palato di St. Magdalener Classico Vigna Premstallerhof sono ciliegia e ribes, con l’aggiunta di qualche spezia, traducendolo in un trionfo di piacevolezza.

Il Lagrein del Select Gries Riserva si fa apprezzare subito per il bel colore porpora profondo e impenetrabile, denso di aspettative, subito soddisfatte dalla confettura di frutti di bosco che si rivela al naso e dalla gioia del palato nel riconoscere prugna, lampone e sorbo.
Decisamente tannico, mostra immediatamente i muscoli prima di conquistare il degustatore con la carnosità del corpo e un sorso di monumentale personalità.
Finale che si arricchisce di dolcezza, chiudendo su una netta amabilità.

Valorizzata al suo massimo l’amatissima Schiava, autoctono prodotto in Alto Adige fin dal Cinquecento che si affaccia dalla bottiglia con uno strepitoso profumo di vinaccia ancora fresca, esplosivo viatico verso un corredo di sapori in cui sono contemplati mora di rovo, barbabietola, azzeruolo e genziana.
L’approccio parte dalla dolcezza per intrecciarsi con una punta di erbaceo che rimane sempre in sottofondo, mentre l’acidità rende la beva molto scorrevole.
Finale complesso di una personalità talmente forte da risultare insolita per il vitigno di provenienza.

Il Pinot Nero coltivato in Alto Adige da oltre 100 anni per la cantina diventa un Blauburgunder che trasporta fino al naso un tripudio silvestre arricchito di pepe nero e cuoio, lasciando che le papille gustative si inebrino di gelso nero, mirtillo, fragola caramellata, corbezzolo e saba.
Corpo morbido e sinuoso, sorso avvolgente, vede il tannino ingentilito da una favolosa presenza zuccherina che sublima un frutto pieno e rotondo.
Nel finale affiora un cenno di amaricante che ingigantisce una personalità già siderale, donando letizia a lungo con un’estesa persistenza.

Il Cabernet Riserva è dotato di un bouquet immerso nel sottobosco, mentre il corredo sensoriale in bocca è composto da mora, ribes rosso, barbabietola, amarena sotto spirito e bacche di goji.
Da un corpo carezzevole ma di buon nerbo si fa strada fin da subito una dolcezza armonicamente sposata con l’acidità, amplificata nel finale senza mai perdere però nulla di un’infinita eleganza generale.

Chiusura con la cuvée in rosso della casa, il Kitz Rosso che mette insieme Schiava, Lagrein e Merlot, suggerendo all’olfatto la fragola e al gusto lampone, fico, marasca, susina rossa e una suggestione di sedano.
La sua dolcezza deflagra immantinente, prima di essere equilibrata da una deliziosa punta di amaro e una sensibile acidità.
Il finale è meno diplomatico e appoggia con decisione la dolcezza.
Magnifico vino gastronomico in grado di dominare la tavola con tanti tipi di cucina.

Ci sintetizza questa copiosa produzione Hannes Rottensteiner nel video che trovate qui di seguito.
Info: https://rottensteiner.wine/it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/tenuta-rottensteiner/