Etruscopolis a Tarquinia (VT), suggestivo museo sotterraneo sugli Etruschi tra arte e reperti

Arte, archeologia, antropologia, storia, ma anche poesia e magia, sparsi con criterio in un percorso sotterraneo di vibrante fascino che rende Etruscopolis a Tarquinia in provincia di Viterbo una delle esposizioni più originali che esistono, capace di esprimere cultura senza rinunciare alla fantasia e una certa teatralità, trovando il modo più personale possibile di raccontare il mondo degli Etruschi.

Quasi nascosto in Vicolo delle Pietrare, il museo è stato fondato nel 1999, traducendo in realtà il “sogno inseguito dall’artista Omero Bordo sin dal 1964, quando maturò in lui un diverso rapporto con il mondo etrusco”.

A rendere straordinaria l’atmosfera è già l’antica funzione del luogo che ospita il museo, un’antica cava di macco, materiale “usato per edificare la Tarquinia etrusca (Tarchna)”…

… e nel museo “sono ancora evidenti i segni dell’estrazione dei blocchi di materiale”.

A chiarire la serietà del progetto è poi il plastico che riproduce la vicina città di Tarquinia Antica così come doveva essere nel IV secolo. a.C., quando “era una delle città più importanti della lega etrusca”: si nota non soltanto la monumentalità diffusa ma anche la grazia architettonica, attribuita al contatto con la civiltà greca del tempo la cui influenza si coglie nella fastosità dei templi.

Lungo il percorso si incontra anche un altro plastico, questa volta riferito al Villaggio Villanoviano della Tarquinia etrusca del IX secolo a.C., emozionante nel mostrare tracce di vita preistorica.

In scala reale la riproduzione di un’Abitazione etrusca del X – IX secolo a.C, chiamata La capanna italica, tipologia costruita in argilla, paglia e legno della quale si hanno testimonianze dalle urne cinerarie a capanna.

Tra gli angoli più suggestivi, quello in cui si trova il Letto funebre etrusco che riproduce la “preparazione del defunto alla sepoltura secondo le tradizioni etrusche: il piano inferiore del letto era utilizzato per appoggiare i portaprofumi, i portaunguenti e i trucchi che servivano per il trattamento di purificazione del corpo”.

L’impatto emotivo più potente arriva dalle stupende riproduzioni di tombe dipinte di cui è disseminato il percorso di visita…

… pronte a offrire stupendi cromatismi, vividi e ben abbinati, oltre a contenere sarcofagi antropomorfi di grande impatto.

Tra quelle più ricche dal punto di vista figurativo c’è la Tomba del barone, la cui versione originale è datata per la fine del VI sec. a.C., chiamata anche tomba del Palio o dei Cavalli poiché tutti i personaggi si accingono a salire a cavallo per partecipare ad una competizione.

Notevole per raffinatezza del segno anche la Tomba dei Tori il cui originale è della seconda metà del VI sec. a.C.…

… di alto valore pure antropologico, perché nel mostrare esplicitamente il tema dell’erotismo, visto in chiave estremamente libera e disinibita…

… lo declina pure nella chiave dell’omosessualità, non senza presentare problematiche: tra le scene, una mostra un toro che incorna due omosessuali impegnati in un rapporto intimo, dimostrando secondo i gestori del museo “che presso gli Etruschi l’omosessualità non era una cosa normale, ma piuttosto degna di biasimo”.

Tra plastici, diorami e ricostruzioni scenografiche, si dipana poi l’esposizione più riferibile alla classica impostazione museale…

… nella quale “sono custoditi vasi e bronzi d’ispirazione etrusca”…

… “non riprodotti ma creati dall’artista Omero Bordo ultimo Etrusco che si fa continuatore dell’arte dei suoi antichi padri”.

L’artista “è riuscito a scoprire il segreto dell’impasto arcaico e le antiche tecniche di fabbricazione, per cui le sue creazioni risultano autentiche anche alle prove più sofisticate, per cui a causa della loro forte somiglianza con gli oggetti originali, vengono vendute con un certificato che ne attesta la provenienza”.

Omero Bordo, affascinato fin da bambino dalle tracce della civiltà etrusca, prima di arrivare a concepire questo parco, ha anche effettuato scavi per conto della Sovrintendenza all’Etruria Meridionale, contribuendo a riportare alla luce reperti importanti tra tombe dipinte e archi.

Da citare l’area della biglietteria, gestita con enorme umanità e senso dell’accoglienza, la quale sembra a sua volta parte dell’allestimento, per gli oggetti esposti.

Etruscopolis rappresenta una bella lezione di modernità e al tempo stesso di sensibilità, un modo di vivere la scienza del passato con rispetto ma senza rinunciare a una forte identità propria, tra visioni intellettuali e interpretazioni creative, tali da rendere l’esperienza di visita irrinunciabile per chi passa dall’Alto Lazio, meritevole però anche di un viaggio apposito.
Info: https://www.etruscopolis.com/