Zeni, dal 1882 vini tipici trentini per dedizione familiare

Una precisa e approfondita mappatura dell’eccellenza vitivinicola di una vocata area del Trentino condotta da papà, zio e figli nel solco di una tradizione secolare: c’è un legame inscindibile tra territorio e famiglia dietro l’azione competente e appassionata della cantina Zeni con sede a San Michele all’Adige, riflessa in vini che rilucono di sostanza e gradevolezza.

Tutto nasce “nel piccolo borgo di Grumo le cui origini si perdono nella notte dei tempi: Grumus, antico nome latino, il cui significato è dosso di terra e roccia, identifica il colle che emerge sulla confluenza del torrente Noce e il fiume Adige”.

La zona di produzione riguarda invece la Piana Rotaliana e le colline avisane, due scenari “che donano eccellenze enologiche”, con il contributo del microclima.
Parliamo di terreno “alluvionale, ghiaioso, ex alveo e relativo impluvio del torrente Noce, costituito da ciottoli, chiamati sassi robi ricoperti da uno strato superficiale di terra vegetale”.

Il distributore della cantina, Proposta Vini, ne racconta così la genesi e lo sviluppo: “1882, 8 dicembre, Roberto Zeni ottiene la licenza imperiale per aprire un’osteria nei pressi del ponte sull’Adige; in occasione dell’apertura, per festeggiare l’evento, mesce un Teroldego proveniente da un vigneto di famiglia chiamato Pini: passato quasi un secolo, nel 1975, Roberto e Andrea fondano l’attuale cantina e oggi sono affiancati da Rudy e Veronica (figli di Roberto), e da Mattia (figlio di Andrea)”.

Nel corso del tempo alla filosofia virtuosa della cantina si è aggiunta la conduzione biologica dei vigneti.

Per i bianchi ci viene subito incontro una gloria locale come il Nosiola Palustella “vinificato inizialmente in macerazione carbonica per ottenere una maggior fruttuosità per poi concludere il processo di fermentazione in bianco in botti d’acciaio: non compie la malolattica, in quanto l’uva con il sistema d’allevamento a piccola spalliera, entra in cantina con un tenore assai equilibrato di acidità”. Dalla cantina ricordano che “la Nosiola è l’unica varietà a frutto bianco tipica ed auctoctona trentina”, una “varietà diffusa nella Valle dei Laghi, legata alla produzione del Vino santo e sulle colline di Sorni e Pressano per l’ottenimento di un vino giovane, fresco e fruttato con una piacevole sfumatura di selvatico”; è ormai “ottenuta da tante vendemmie con il nuovo impianto a spalliera, rivoluzionario rispetto alla tradizionalità della moderna viticoltura trentina, ma anche un ritorno alle origini della viticoltura locale alla fine dell’ottocento”.

Al naso trionfa la zagara, in bocca limone, mango, alchechengi, chinotto e miele di Sulla.
Conquista subito con un esplosivo abbrivio agrumato che mischia tocchi aspri e dolci.
Minerale, freschissimo, nonché estremamente goloso, nel finale si carica di complessità, aggiungendo una deliziosa nota erbacea.

Lo Chardonnay Zaraosti prende il nome dall’omonimo vigneto posto alle pendici del Monte Corona, dando vita a un bouquet sospeso tra agrumi e pietra focaia, mentre i gusti appaiono quelli di pesca, mela, albicocca, pera e cedro.
Estremamente equilibrato, si sviluppa in orizzontale per abbracciare tutte le possibili istanze organolettiche donate dall’uva, irretendo con le sue sfumature sensoriali.

Il Pinot Bianco Sei Pergole racconta una migrazione dalla Francia al Trentino risalente a oltre cent’anni fa.
Perfettamente ambientato, si presenta all’olfatto con una clamorosa fragranza di agrumi e frutta esotica, mentre il palato decodifica papaya, limone, mandarino e pera.
Di intensa sapidità e grande acidità, corpo elegante e sorso stuzzicante, nel finale pulisce e rinfresca, risultando irresistibile.

Il Müller Thurgau Lecroci con questa denominazione omaggia la vigna di provenienza, situata sul Monte Corona a un’altezza di m. 480 s.l.m.: estremamente fruttato e fresco, concede spazio anche a una costante presenza erbacea tanto al naso quanto in bocca, in maniera tale che tra salvia e menta si inseriscano mela Renetta, ananas e yuzu.
Estremamente gastronomico, grazie al suo eclettismo negli abbinamenti.

Per i rossi, il simbolo è ovviamente il Teroldego Rotaliano Pini, dal bouquet di pieno sottobosco e con sapori di susina rossa, prugna, radicchio, amarena sotto spirito, composta di ciliegia e cioccolato bianco.
Si presenta con una sublime lieve nota amaricante, per poi manifestare un sorso vellutato ricco di frutto e corpo materico.
Verticale, mantiene il dualismo dolce-amaro fino alla conclusione, rimanendo a lungo padrone del palato.
Esibisce muscoli impensabili per un vino di così bassa gradazione alcolica (12,5%), un nerbo che lascia il segno, molto piacevolmente.

Prova superata con il rosé grazie al Pinot Nero Broili: la cantina spiega che “il vino rosato rappresenta per il Trentino una tradizione innata; alcune cantine lo elaborano dalla Schiava, dal Lagrein, dal Lambrusco, ottenendo vini freschi, giovani e fruttati rivolti ad un consumo moderno; Zeni utilizza per questo vino le prestigiose uve del Pinot Nero”.
Qui si sceglie la strada della raffinatezza, tanto con i profumi suadenti di frutti di bosco, quanto con sapori di ribes, lampone, fragola di bosco e rosa canina.
Seduce con delicata perseveranza, conquistando sorso dopo sorso, soprattutto a tavola, dove può abbracciare ogni accostamento, dal pesce ai formaggi, passando per la carne magra.

Una sintesi di questo mondo enoico la possiamo ascoltare dalle parole di Rudy Zeni nel video sottostante.
Info: https://www.zenitrento.it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/zeni/