Poderi Colla, produzione secolare di vini piemontesi che narrano la storia delle Langhe

Una lunga storia di famiglia capace di allargarsi ai collaboratori e di intrecciarsi con le epiche vicende della storia vitivinicola del suo territorio, rimanendo oggi fedele a una classicità acquisita attraverso secoli di codificazione di stili che fanno grande il Piemonte enoico: la cantina Poderi Colla con sede ad Alba rappresenta un baluardo identitario della provincia di Cuneo, forte di un rigore resiliente alle mode e di un amore possente per radici profonde.

Proposta Vini che dal 2025 ha deciso di distribuirne le referenze, nel parlare della cantina spiega che “l’intera storia delle Langhe è intrecciata con la Famiglia Colla: Tino, patriarca dell’azienda, è una delle testimonianze più autentiche di cosa era ed oggi è una delle aree viticole più importanti al mondo: la Langa, la terra della Malora di Fenoglio che si è trasformata nella terra promessa del Nebbiolo, del Barbaresco, del Barolo e del Dolcetto grazie alla coerenza dei Colla che non hanno mai rinnegato le proprie radici”…

… aggiungendo che “la parabola della Famiglia Colla potrebbe essere la base di un romanzo del vino con Pietro enologo sciampagnista e uomini e donne che dal 1994 uniscono le tenute di proprietà dando vita a Poderi Colla: tre grandi cru vocati a dare grandi vini, Cascine Drago, Tenuta Roncaglia e Dardi Le Rose, a cui si aggiunge Bricco Bompè”.

Per la cantina la storia vitivinicola della famiglia inizia a Santo Stefano Belbo nel 1703, quando Carlo Colla con il figlio Stefano vende “bottelli di Rosatello” e “brente di vino Negro” prodotti nei vigneti di proprietà, mentre una scolta importante si ha negli anni seguenti con la nascita e diffusione del Vermouth, la cui produzione “diventa un’arte che Pietro Colla e il figlio primogenito Giuseppe fanno propria”.

(1778, “Pietro Colla, nipote di Carlo, acquistò un vigneto e un casale ad Arzignano, oggi San Giorgio, vicino a Castiglion Tinella”)
Quest’ultimo “diventa l’uomo di fiducia di Carlo Gancia, ma la Famiglia Colla continua anche nella produzione in proprio dei vini a Castiglione Tinella”.
Toccherà a Pietro Colla, classe 1894, divulgare “la qualità dello Spumante Metodo Classico grazie al suo lavoro alla Gancia e all’acquisto di vigneti pregiati a Moncucco di Santo Stefano Belbo”.

Il figlio Beppe incrementa la fortuna di tale attività con acquisizioni, innovazioni e contribuendo alla strutturazione della vitivinicoltura del territorio, partecipando alla stesura dei disciplinari di produzione delle denominazioni dei vini di Alba e introducendo in etichetta la parola cru.

Si arriva al 1994, quando Tino e la nipote Federica uniscono le tenute di proprietà e continuano la storia della Famiglia, determinando la nascita della Poderi Colla.

Nel 2006 sarà la volta di Pietro Colla e si giunge a oggi con Andrea e Monica creando una “una famiglia amalgamata all’interno della famiglia Colla” insieme ai collaboratori.

La filosofia della cantina punta su valori portanti ben definiti.
Si parte dalla pazienza, ritenuta essenza dell’agricoltura e di chi la pratica, dovendo “accettare i ritmi della natura, ammetterne i rischi, attendere e, forse, raccoglierne i frutti”.

Segue l’istinto, poiché “l’agricoltura non vive di schemi rigidi”, quindi il singolo vigneto in quanto “ogni tipo di uva ha, proprio come un essere umano, caratteristiche ed esigenze differenti, spetta a noi agricoltori dare ad ogni pianta la perfetta dimora”.

L’assunto è che “non si può avere il terreno adatto ad ogni tipo di vitigno in un unico podere, ecco perché nel tempo abbiamo acquistato quattro tenute” e “da sempre abbiamo un solo tipo di uva per ogni vigna, laddove abbiamo ritenuto possa essere il posto migliore per lei: vinifichiamo solo il meglio, quindi otteniamo una sola etichetta da ogni vigna”.

Si arriva così al concetto di vini umani, sottolineando che “essere agricoltori vuol dire trarre il proprio sostentamento dalla natura, vogliamo quindi rispettare e accudire le nostre viti”.

La preziosa collezione di classici dell’azienda vogliamo aprirla con il Barbaresco Roncaglie che si presenta al naso con un’atmosfera silvestre intrisa di pepe, portando in bocca gelso nero, sorbo, cioccolato bianco, ma anche inattese note di melagrana, bacche di goji e papaya candita.
Dal tannino profondo come la sua impronta zuccherina, è dotato di corpo spesso e sorso vellutato, all’interno di una personalità potente.
Vino imponente che a tavola chiama carni rosse e piatti importanti non pasticciati.

Alla prova del Barolo Bussia con il Dardi le Rose la cantina rimane fedele alla sua dichiarata classicità, conducendolo verso un bouquet di amarena e spezie, per donare al palato susina rossa, rabarbaro, ciliegia candita, fico dottato e dulce del membrillo.
Il tannino è subito dominante, associandosi a un corpo molto materico, in sintonia con un sorso imponente in cui emerge inesorabilmente la dolcezza.
Nel finale le spinte estreme si equilibrano, giungendo a un’armonia organolettica ricca di frutti rossi ben sostenuta dall’acidità.

Il Pian Balbo sembra riportare il Dolcetto d’Alba alle origini contadine, con tanto frutto e nessuna sovrastruttura.
In questo modo i profumi evocano ancora il mosto fresco, mentre i sapori si muovono tra mirtillo, ribes rosso, azzeruolo e un tocco di karkadè.
In bocca è lieve, dalla gentilezza d’altri tempi, con un finale in cui la freschezza pulisce veramente il palato lasciando ancora ricordi fruttati.

Nel Bricco del Drago vengono uniti Dolcetto all’85% e Nebbiolo al 15% per giungere a profumi suadenti di composta di frutti di bosco e sapori di prugna, gelso nero, rabarbaro, sorbo e cioccolato fondente.
Un vino altamente seduttivo, fin dal cromatismo carmineo profondo, quasi impenetrabile, proseguendo poi con un corpo denso dal quale ti senti avviluppato e da un sorso colmo di frutto e nerbo.
L’acidità è intensa come il tannino, un confronto alla pari del quale si avvantaggia la dolcezza prendendosi la scena.
Finale monumentale in cui fibrilla una nota amabile.

Il Nebbiolo d’Alba Drago dirige i profumi in uno sterminato sottobosco e i sapori verso ciliegia, fragola, pepe e frutta secca tostata.
Punta su un’estrema facilità di beva senza però rinunciare all’intensità, dialogando con il piacere del degustatore e prestandosi a tantissimi accostamenti a tavola.

Poderi Colla si mette alla prova anche con il Pinot Nero delle sue Langhe, creando il Campo Romano, dalla fitta atmosfera olfattiva boschiva, i cui gusti rispondono a mora, ribes rosso, corbezzolo, melagrana e un curioso cenno di pitaya.
La spiccata acidità ingentilisce l’approccio, accompagnando un corpo elegante in un percorso dalla verticalità rarefatta.
Finale pulito e discreto, carico di raffinatezza.

Capitolo a parte da aprire per il Pelaverga, vitigno dalle qualità commoventi, perla per intenditori.
Qui è proposto nella sua classicità a regola d’arte, con il naso che percepisce un effluvio di spezie, con il pepe nero in evidenza, mentre il palato si orienta tra marasca, Ramassin, corbezzolo e radicchio rosso tardivo.
E’ contrassegnato da un’acidità che sovrasta il tannino tenendolo a bada, giungendo così a una freschezza atavica, veicolata da un corpo esile ma raffinato.
Finale goloso e perfino un pizzico sapido che alimenta la salivazione e con essa la voglia di berne un altro goccio.

Come bianco della casa qui valutiamo il Riesling con il suo bouquet floreale fortemente influenzato da note litiche, mentre in bocca si avvertono limone, susina gialla, pera e alchechengi.
Fantastico il suo equilibrio tra acidità, dolcezza e aromaticità.
Corpo elegante, sorso parecchio goloso, nel finale esprime con freschezza un cenno amabile e note agrumate.

Due le bollicine della casa qui trattate.
L’Alta Langa Extra Brut Pietro Colla nasce da un assemblaggio di 90% Pinot Nero e 10% Nebbiolo dai profumi di panificazione che in bocca vede dominare gli agrumi tra bergamotto e yuzu, cui si aggiungono mela e banana.
La sapidità contribuisce a costruire la sua evidente personalità.
Finale che sorprende con tocchi erbacei ed echi torbati.

Il metodo classico Rosè da Nebbiolo d’Alba conduce al naso una trionfale esplosione di frutti di bosco e in bocca arancia rossa, papaya e karkadè.
Ammalia il suo colore rosa antico quasi aranciato, preludio a un grande impatto aromatico spinto da un’acidità stuzzicante.
Nel finale si sedimentano le componenti zuccherine, concludendo in dolcezza.
Lo spettro degli abbinamenti è più ampio del consueto rispetto agli altri spumanti di questa tipologia, a partire da esiti formidabili con carpacci e salumi raffinati come quelli d’oca.

Nota finale per un prodotto che sa di storia, il Vermouth Bonmé tratto da una ricetta di famiglia, il quale si fa apprezzare fin da subito con l’esplosione balsamica del bouquet che richiama pure la china, mentre in bocca vorticano fico, pera Madernassa, cotognata e dulce de leche.
Equilibrato, manifesta una complessità misurata, con un finale indirizzato verso la meditazione.

Nel video che segue Andrea Zarattini sintetizza valori e peculiarità della produzione di Poderi Colla.
Info: https://www.podericolla.it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/poderi-colla/