Good Food a Lodi, strepitosa Afro-Italian Fusion Cuisine etica al ristorante di Danny Smaila Wahab

La più grande rivoluzione culturale dell’enogastronomia italiana attuale parte dalla provincia lombarda grazie al talento smisurato di Danny Smaila Wahab, figura eclettica capace di assemblare nella stessa illuminata persona attività di storico, operatore sociale, organizzatore, intellettuale, comunicatore e perfino agit prop, promuovendo progresso antropologico e crescita cognitiva partendo dai favolosi sapori che crea nel suo Good Food: Afro-Italian Fusion Cuisine in via Lodino 20 a Lodi, magnifico tempio della ristorazione dove mette a frutto la sue strabilianti doti di cuoco sopraffino per unire il godimento sensoriale con le più elevate istanze divulgative.

Assistito nella promozione da una fuoriclasse assoluta della comunicazione come la stimatissima Paola Martino, nel raccontare chef Danny Smaila Wahab si parla di una visione potente, con la missione di creare “un ponte di sapori tra due mondi”, capace di unire culture diverse attraverso “un linguaggio universale, un’espressione d’amore”.
Tanta sensibilità risiede nella storia personale di Danny, nato e cresciuto in Nigeria dove “ha respirato fin da piccolo i profumi intensi e i sapori vibranti della cucina tradizionale africana”, osservando “mani esperte all’opera, imparando i segreti delle ricette tramandate, la ricchezza dei prodotti autoctoni e l’arte di preparare piatti che nutrono non solo il corpo, ma anche lo spirito”, assimilando così “un’eredità culinaria intrisa di tradizione, calore familiare e identità: le solide fondamenta della sua passione”.

Radici che in seguito all’arrivo in Italia ha messo in dialogo con la nostra cultura gastronomica millenaria, della quale “ha studiato, sperimentato e assimilato ogni sfumatura, fondendo la sua innata creatività con la disciplina della cucina italiana”.
Fa qui la scelta coraggiosa e visionaria di unire i due mondi “dando vita a una cucina che non fosse né soltanto africana né soltanto italiana, ma una celebrazione autentica e innovativa di entrambe”.
Provando la sua cucina impressiona come pur nella fusione di due stili gastronomici non si perda nulla delle peculiarità identitarie di ciascun componente: si possono quindi trovare tipicità africane riconducibili anche a piccole località realizzate rigorosamente secondo i dettami locali e allo stesso tempo vengono valorizzati i prodotti autoctoni del lodigiano con grande rispetto del loro radicamento nel territorio.

L’immensa umanità di Danny arriva perfino a commuoverci quando ci parla delle enormi attenzioni verso le scelte etiche sul cibo e le problematiche alimentari legate alla salute, dalle quali scaturiscono proposte vegane e gluten-free che consentono a chiunque di godere pienamente della sua tavola senza alcun imbarazzo o rinuncia.

Tutti questi principi confluiscono in un menù di oltre 32 piatti che va letto con accanto un’ideale enciclopedia, perché ogni suo piatto è pieno di rimandi a tradizioni, pratiche millenarie, riti, in cui gli ingredienti fanno riferimento alle risorse naturali e alla consuetudini agricole del luogo di provenienza: in questo modo ti conduce in un emozionante viaggio nel continente africano, ricordandoti che è la Terra madre di tutti noi, il cui abbraccio carico di amore qui è più forte e confortante che mai.

Non a caso lo chef Wahab “crede profondamente nel potere del cibo di unire le persone, abbattere barriere e raccontare storie”, non offrendo soltanto piatti deliziosi “ma un’esperienza che nutre l’anima, celebra la bellezza dell’incontro tra culture e sostiene attivamente le donne agricoltrici e commercianti africane, contribuendo a un impatto positivo e duraturo nelle comunità d’origine”.
Infatti il sogno concreto di Danny è che attraverso il successo del locale possa crescere la propria attività di importazione diretta di materie prime dall’Africa, con un sostegno tangibile alle collettività che le coltivano e lavorano, generando in questo modo economia sana nelle varie nazioni interessate.

Il percorso della degustazione conferma la bontà degli intenti.
Appena ti metti a tavola ti raggiunge il profumo fresco e quasi balsamico del Jus de concombre, un succo creato con cetrioli grandi, zenzero fresco, succo di limoni o lime, acqua e agave…

… seguito dal suadente Emu Cocktail a base di linfa di palma, lime e tequila… e già stai sognando…

… ma ti riprendi per fiondarti nella golosità degli Snack Tortilla al gusto di peperoncino dolce, realizzate con mais, spezie, sale e olio di semi.

Si passa così alla ghiottoneria elevata alla massima potenza con il Fried Mix che comprende Akara (frittelle a base di fagioli dell’occhio, cipolla, peperone rosso, sale e spezie), Samosa (fagottino dal morbido ripieno speziato, farcito con un mix di patate, verdure e spezie) e Fataya (simile a un panzerotto con ripieno di carne trita, patate, carote e spezie)…

… accompagnato dal miglior guacamole mai provato…

… mentre sono clamorose la salsa piccante e la maionese di mango.

Scattano gli applausi per il Platano Schiacciato, il cui segreto risiede nel giusto grado di maturazione intercettato dallo chef, così da coglierne ogni sfumatura organolettica.

E’ tempo del capolavoro concettuale della casa, il Risotto Raspadura e Cocco, ovvero un “Ponte Afro Lodigiano” che tantissimi cuochi dovrebbero venire in processione ad assaggiare, perché propone il riso perfettamente al dente come ormai in pochi riescono a cuocere: un’interpretazione che impressiona per la capacità di indurre entusiasmo sensoriale con pochissimi ingredienti trattati con una personalità unica.

Scatena suggestioni ancestrali il magnifico Jollof Rice, riso cotto nel sugo tradizionale con gamberetti…

… servito con platano dolce fritto che dovremmo chiamare Dodo, alla maniera della lingua yoruba, tra le più rilevanti della Nigeria.

E’ il momento di rimanere sconvolti da una materia prima che è quasi impossibile gustare fuori dal suo habitat originale, la Lumaca Africana, specie gigantesca dalla carne soda ricca di richiami ferrosi, qui immersa in un intingolo sapido e di stuzzicante piccantezza…

… accompagnata da soave riso bianco: l’abbiamo mangiata a occhi chiusi, come in estasi.

Tra una portata e l’altra, Danny magari spunta con qualcosa da spizzicare, per esempio delle chips di arachidi fatte con le sue mani, croccantissime e semplicemente da divorare.

E se volete il vino, quello c’è, ma alla maniera rigorosa di Danny, quindi magari un buonissimo Pinot Nero del Sudafrica con tutte le caratteristiche varietali del vitigno, a partire da una convincente acidità che lo rende eclettico a tavola.

Ma il vulcanico Danny è anche creatore di squisitezze, come il Laus Bitterol con lo slogan “Love Lodi”, il quale nel marchio stesso recita “il bitter della rinascita”, chiaro riferimento alle iniziative geniali dello stesso chef impegnato strenuamente nel tentativo di alimentare la vita culturale di Lodi, ideando manifestazioni coinvolgenti e iniziative aggreganti.

Questo trionfo di gioia e intelligenza non è ancora tutto, poiché occorre aggiungere che al suo interno contiene pure un Progetto Donna dedicato “alla valorizzazione e alla formazione di donne africane, con particolare attenzione a selezione e formazione di donne da inserire nell’avvio dell’attività Women in Wine – Sudafrica, un esempio virtuoso di leadership femminile e inclusione nel settore vinicolo, oltre a donne agricoltrici e commercianti africane sostenute attraverso la scelta consapevole delle materie prime”.
Prima di andare via, abbiamo abbracciato più volte Danny, perché un passaggio da questo locale migliora la vita di chiunque, donando consapevolezza e felicità, oltre al ricordo indelebile di gusti incredibili che si possono trovare soltanto qui.
Info: https://www.goodfoodconcept.com/