Lo Triolet, vini alpini espressione autentica dell’alta Valle d’Aosta

Comprendere la monumentale importanza di un terroir unico quanto impegnativo da indirizzare verso la vitivinicoltura, per rispettarne le peculiarità, tutelarne le caratteristiche ed esaltarne le potenzialità: c’è un autentico concentrato di tutte le possibili espressioni sensoriali vinicole dell’alta Valle d’Aosta nella produzione della cantina Lo Triolet situata nel meraviglioso scenario di Introd, centro nevralgico di identità locale e offerta culturale tra i più rilevanti della regione.

Da quest’anno la struttura gode dell’appoggio del distributore Proposta Vini che l’ha inserita come novità nel suo prestigioso Catalogo, affascinato già dalla sua collocazione geografica “all’imbocco delle valli di Rhêmes e Valsavarenche, ai piedi del Parco Nazionale del Gran Paradiso”, dove “Marco Martin ha fondato la cantina alla fine degli anni ’80, insieme alla moglie Paola che ha portato in dote i vigneti situati sulla collina di Nus, culla della rara varietà Vien de Nus”…

… e “nel corso degli anni, Marco ha trasformato questa piccola cantina di montagna in una delle aziende di riferimento dell’intera regione alpina”.

Oggi “Marco è affiancato da Sophie e, con rinnovata energia, guarda al futuro valorizzando varietà antiche e nuove interpretazioni varietali, in un’ottica di tutela del paesaggio e di attenzione all’accoglienza”, avendo affiancato alla produzione vitivinicola anche un elegante agriturismo per permettere ai visitatori “di toccare con mano il delicato legame secolare tra agricoltura e montagna”.

Tutto avviene “a metà strada tra Aosta e Courmayeur, all’imbocco delle valli di Rhêmes e Valsavarenche, dove inizia il Parco Nazionale del Gran Paradiso”, in una posizione strategica in grado di soddisfare “sia le esigenze di coloro che amano fare escursioni a contatto con la natura e con gli animali, sia di chi preferisce dedicarsi alla cultura visitando i numerosi castelli e i musei presenti nei dintorni”.

Nel raccontarsi dalla cantina spiegano che “l’azienda vitivinicola Lo Triolet nasce da una grande passione per la coltivazione dei vigneti – terreni di montagna ripidi e generosi – e dalla costante ricerca delle potenzialità qualitative dei vini valdostani”…

… mentre “in cantina il nostro obiettivo è quello di preservare al massimo la qualità dell’uva che abbiamo inseguito per l’intera stagione, nel rispetto delle caratteristiche del prodotto”…

… e in questo frangente “la tecnologia ci aiuta, ma sono le nostre idee, esperienze e sensibilità a definire il carattere di ogni vino”.

Di vini eroici si tratta, per la difficoltà di coltivare terreni ostici da lavorare per posizione e pendenza, chiedendo ricorso a fatiche più grandi del consueto prima di arrivare all’agognato risultato da imbottigliare.

Terreni che pretendono sì tanto lavoro ma restituiscono a loro volta doni preziosi in termini di contributo organolettico: “grazie ai suoli sabbiosi con una forte componente minerale e all’escursione termica che ne arricchisce il profilo aromatico, otteniamo vini sapidi, freschi ed eleganti”.

Caratteristiche che fanno affermare a Marco Martin “amo la terra dove sono nato e cresciuto, sono fiero di cogliere nei miei vini l’espressione di questo terroir”.

Terroir grazie al quale le uve in fase di maturazione “subiscono una notevole escursione termica che ne arricchisce il profilo aromatico”.

A questo punto nel percorso verso la bottiglia l’obiettivo è “preservare al massimo la qualità dell’uva che abbiamo inseguito per l’intera stagione, nel rispetto delle caratteristiche del prodotto: la tecnologia ci aiuta, ma sono le nostre idee, esperienze e sensibilità a definire il carattere di ogni vino”.

Vini dalla gamma piuttosto ampia che comprende bianchi, rossi e passiti.
Questo perché “da un lato il territorio valdostano – con la sua varietà di terreni, esposizioni e quote – consente la coltivazione di vitigni differenti, dall’altra la voglia di sperimentare comporta l’impianto di nuovi vigneti e quindi la produzione di numerose etichette”.

Dalla cantina scelgono come vino simbolo il Pinot grigio, il cui primo impianto del vitigno è stato effettuato nel 1988 “con l’intento di reimpiantare i vecchi vigneti di famiglia mettendo a dimora una varietà precoce che assicurasse una maturazione ottimale anche agli 800-900 metri di altitudine del Comune di Introd”; una scelta “determinante per lo sviluppo dell’azienda, perché ha riscosso sin dalla prima annata grande interesse da parte degli amanti del buon vino”.
Il Pinot Gris della casa al naso porta frutta esotica e in bocca yuzu, pera, arancia amara, cedro candito e ruta, intreccio che conduce chiaramente a una costante sensazione amaricante quale sottofondo di un ordito di acidità, tocchi agrumati e fibrillazioni aromatiche, complessità ben sostenuta da un corpo carnoso.
Deliziosa l’emersione della mineralità nel finale.

Per le citate tipicità ampelografiche valdostane va messo in massimo risalto il Nus che propone quel Vien de Nus oggi raro ma tra i più antichi vitigni della regione, qui affiancato da Petit Rouge e Cornalin dando vita olfattivamente a una soave atmosfera silvestre dominata dal muschio, mentre i sapori sono di gelso nero, prugna, dattero Medjoul e barbabietola.
Tra i motivi di fascino, c’è quello cromatico, esercitato grazie a un magnifico tono violaceo cangiante e luminoso.
Corpo elegante, sorso cremoso, parte da un approccio lievemente erbaceo e tannico per poi alimentare la propria golosità con un’irresistibile impronta zuccherina.
Nel finale, inebria con le spezie.

Il Fumin viene proposto in purezza e lui regala un bouquet raffinato di sottobosco che si ritrova alche al gusto, dove spiccano mirtillo e confettura di mora di rovo.
Sorso avvolgente, beva meditativa, all’ingresso sfodera un tannino dominante, seguito da una favolosa nuance dolce esaltata da significativa acidità.
Finale amabile da favola.

Nella misura del 100% anche un Gamay che punta sull’esaltazione del frutto, concentrandosi al naso tra fragola e spezie, mentre al palato scorrono lampone, marasca, susina rossa, fino a un tocco di liquirizia.
Sorprendente la freschezza espressa, frutto di un equilibrio mantenuto fino all’ultimo sorso, sempre appagante.
Nel finale si affacciano spezie che nell’arricchirne il corredo sensoriale lo rendono memorabile anche per la lunga persistenza.

Il Torrette è interpretato come blend di Petit Rouge in prevalenza su Pinot Noir, Cornalin e Fumin, generando profumi di confettura di frutti rossi, mentre i sapori si rivelano come amarena, bacche di Goji, cranberrie e uva spina.
Corpo carezzevole, sorso scorrevole, parte da un abbrivio segnato da un’esplosione zuccherina esaltata da una potente acidità tale da stimolare perfino la salivazione, inducendo gioia nel degustatore.
Il finale si inoltra nel terreno dell’amabilità in maniera spavalda quanto emozionante.

Due le uve che concorrono al Coteau Barrage, Syrah e Fumin, regalando subito alla vista un fantastico profondo cromatismo indaco, per poi portare in visibilio il naso con una composta di prugne innervata di pepe nero, puntando quindi deciso al palato per porgere sorbo, barbabietola, susina rossa, cioccolato fondente e mostarda di fichi.
Sontuoso l’ingresso sostenuto da tannini, note amaricanti e sottofondo zuccherino, complessità raccolta in un corpo materico quanto vellicante che spinge verso un finale da meditazione.
Vino monumentale.

Per Lo Triolet il Pinot Noir in purezza è declinato verso l’eleganza, fin dai profumi delicati di frutti rossi che però non nascondono il piccolo apporto vanigliato del poco legno impiegato, mentre in bocca dolcezza e tannino procedono appaiati per evocare fragola, marasca, cioccolato al latte e rosa canina.
Gentilezza spinta in verticale fino alla fine, dove si impreziosisce con spezie orientali.

Chiudiamo con un bianco, un Petite Arvine dal magnifico bouquet di frutta matura a polpa gialla di intensa mineralità e acidità che suggerisce al palato nettarina, mandarino verde, ruta e zenzero, in uno splendido intreccio di spunti zuccherini e amaricanti.
Rigoroso, ancora una volta verticale, non rinuncia tuttavia a una certa complessità espressiva che alimenta una beva formidabile.
A tavola è in grado di affrontare le sfide più difficili, a partire da carciofi e asparagi.

Una ricchissima realtà che Marco Martin ci racconta nel video seguente.
Info: https://www.lotriolet.it/
Distribuzione: https://www.propostavini.com/produttori/produttore/lo-triolet/