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Arancini del traghetto Caronte (Sicilia-Calabria): sono buoni o terribili?

Pubblicato il: 13 settembre 2017 alle 7:00 am

Sono un mito antropologico gli arancini che vengono serviti sul traghetto Caronte che collega la Sicilia e la Calabria. Il tratto tra Messina e Villa San Giovanni è breve, il viaggio dura dunque poco, eppure ogni volta si assiste sempre puntualmente all’assalto del bar, come se ci si dovesse accaparrare scorte di viveri per una lunga traversata atlantica.

L’aspetto più stupefacente è però che questa ressa si scateni principalmente per gli arancini venduti dal bar che si trova a bordo.

Meritano tanta passione questi arancini? C’è chi li considera buoni, anzi buonissimi, decantandoli sul web e sui social. E c’è chi invece, come noi, li trova terribili.

Per nostra esperienza, si tratta dei peggiori arancini che ci sia mai capitato di mangiare, con un insieme di difetti ineguagliabile.

Fuori, sono molto unti, tanto che i tovaglioli non impediscono all’olio della frittura di insozzare le mani dell’avventore. Un pessimo segno che indica una frittura fatta male.

Dentro, sono ancora peggio: il riso è talmente scotto da diventare una poltiglia che inquieta già allo sguardo, mentre al palato è collosa, tanto da appiccicarsi ai denti a ogni morso. Nel poco condimento, spicca l’eccessiva acidità del sugo, capace di disturbare all’istante.

Risultato, quelle volte che abbiamo provato a mangiarli, pur faticando e impegnandoci, non siamo mai riusciti ad arrivare alla fine, a causa di un totale rifiuto del corpo e del senso del gusto.

Davanti a questo disastro gastronomico, ci si chiede perché tanta gente si precipiti a consumarli. Come può un prodotto di tale bassa qualità incontrare il gusto popolare? Davvero è soltanto una questione riconducibile all’abusata formula latina “de gustibus non disputandum est”? Oppure è un allarme su un mutato senso del gusto?

La cultura alimentare sembra diffusamente in crescita, quindi si dovrebbe almeno riuscire a riconoscere un cibo immangiabile: oppure il massiccio consumo di prodotti gastronomici industriali ha alterato la capacità di discernere le qualità organolettiche di un cibo?

Sconcerta ancora di più leggere qui e là perfino vari encomi di questi arancini, sebbene bilanciati da qualche denuncia sparsa, come quella di qualche anno fa che urlava su Foursquare “da catanese, state alla larga dagli arancini, fanno schifo!!! Mangiateli ovunque ma non sui traghetti!!”, mentre su Ciao.it si parla di prodotti alimentari “tutt’altro che commestibili” e di “insulto di arancino siciliano” e ancora su WalkMarker un viaggiatore rivela: “ho mangiato un arancino di riso ho dovuto buttarlo!!!”.

Bisogna purtroppo riportare la sconsolante verità che in Rete sono molti di più i commenti positivi e perfino entusiastici a favore di questi arancini: l’unica spiegazione è che possa trattarsi di turisti che non hanno mai messo piede in Sicilia fino a quel momento e quindi non hanno ancora provato il vero sapore di un arancino fatto bene.

Sul sito di satira Il Buddace invece, pur nell’ambito di un racconto ironico apparso qualche anno fa, c’è scappata una frase rivolta alla produzione degli arancini della Caronte che potrebbe essere presa sul serio: “non importa se la fa tizio o la fa caio, l’importante è che sia fatta bene”.

E’ proprio questo che ci si chiede: l’armatore in questione, non potrebbe intervenire, cambiando fornitore? Qualunque rosticceria di Messina e dintorni sarebbe in grado di produrre arancini più dignitosi, quindi, perché non chiedere ad altri il prodotto? Sarebbe un segno di rispetto doveroso verso i viaggiatori e ancor di più nei confronti dell’eccellente tradizione gastronomica siciliana.

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L'autore

Domenico Liggeri

E’ nato nel 1970. Giornalista Professionista, è in attività dal 1988. Scrive per la pagina di enogastronomia De Gustibus del quotidiano Il Giorno, dove è titolare di una rubrica fissa. Ha pubblicato per Il Giornale di Sicilia, Il Fatto Quotidiano, Maxim, Campus.
Docente universitario dal 2000, attualmente insegna all’Università IULM di Milano, presso la facoltà di Arti, Turismo e Mercati; è stato docente anche all’Università Cattolica e tenuto corsi, seminari e workshop per varie facoltà in tutta Italia (tra cui Dams Bologna) e per istituti d’arte come IED Arti Visive.
Autore televisivo per tutte le maggiori emittenti italiane: ha firmato trasmissioni con Piero Chiambretti (“Matrix” su Canale 5, “Markette” su La7, “Dopofestival di Sanremo” su Rai Uno), Maurizio Crozza (“Crozza Italia Live” su La7), Francesco Facchinetti (“X Factor” e “Scalo 76” su Rai Due, “Ciak… si canta” su Rai Uno con la co-conduzione di Belen Rodriguez), Vanessa Incontrada (“Wind Music Awards” su Italia Uno), Paolo Bonolis (“Speciale SanremoLab” su Rai Uno); è stato autore anche di anche molte altre trasmissioni per Rai Uno (prime serate condotte da Claudio Lippi, Giancarlo Magalli, Elisa Isoardi, Pupo), Sky (“Gli Sgommati”), Mediaset (autore di comici di “Zelig” e “Zelig Off”) e La7 (“Eccezionale Veramente”, “Gazzetta Sports Awards”).
E’ stato consulente creativo della società 360° Playmaker creata da Antonio Campo Dall’Orto per la produzione di contenuti per le reti del gruppo Telecom Italia Media (La7, Mtv, Comedy Central su Sky).
Saggista: ha pubblicato nel 1997 “Mani di forbice. La censura cinematografica in Italia” per Falsopiano, nel 2004 “Cosa resterà…” per la Mondadori, nel 2007 “Musica per i nostri occhi. Storie e segreti dei videoclip” per la Bompiani; il primo e l’ultimo sono adottati in diverse università italiane.
Ha pubblicato interventi anche su altri volumi, tra cui la “Garzantina Cinema” curata da Gianni Canova.
Scrittore: ha pubblicato nel 2008 “Quello che non ti aspetti”, romanzo per Sperling & Kupfer.
Critico cinematografico e musicale: ha collaborato con le testate Ciak, Duel, Il Mucchio Selvaggio.
Regista televisivo per “Come and Dance Rihanna” con Garrison del programma “Amici”, quindi servizi, live ed esterne per Rai (“Su e Giù” di Gregorio Paolini, RaiUno), Mediaset e tv musicali.
Direttore editoriale della tv musicale Match Music dal 2000 al 2002.
Regista di videoclip: suo il pluri-plagiato e celebrato “Dedicato a te” per il gruppo Le Vibrazioni, quindi “Cleptomania” per gli Sugarfree e ancora video per Alex Britti, Cristina Donà, Raf, Stadio, Cousteau, Baustelle e altri.
Regista di documentari, incentrarti sull’arte e sull’enogastronomia.
Autore e regista teatrale: ha scritto e messo in scena lo spettacolo “CabaRè” al Derby di Milano.
Copywriter degli spot sui cantanti per il Festival di Sanremo (nel 2004 e 2005) e di varie campagne Wind interpretate da Giorgio Panariello e Vanessa Incontrada.
Regista e sceneggiatore cinematografico: collaboratore di Ciprì e Maresco e di Roberta Torre, autore in proprio di molti cortometraggi in pellicola, alcuni dei quali prodotti da Ipotesi Cinema di Ermanno Olmi, presentati in prestigiose rassegne internazionali come Festival di Locarno, Torino Film Festival e i festival di Bellaria e Hannover; è stato protagonista di diverse personali complete delle sue opere, organizzate anche in varie sale cinematografiche di tutta Italia.
Ideatore e direttore artistico dal ’99 della più importante manifestazione del settore videomusicale, il PVI, Premio Videoclip Italiano: tra i premiati intervenuti ci sono Vasco Rossi, Ligabue, Eros Ramazzotti, Jovanotti e tanti altri.
Ha ideato e diretto anche varie rassegne cinematografiche e la Sezione Cinema&Videoclip del festival della contaminazione artistica BresciaMusicArt.
E’ stato direttore artistico dell'etichetta discografica Ultrasuoni, la prima label italiana distribuita dalla Edel. Ha svolto anche attività di produttore artistico musicale: tra i cd realizzati, quello del gruppo rock femminile Secret per l’etichetta CNI.
Negli anni ’90 ha collaborato come consulente esterno al programma Green realizzato per Rai Tre dalla struttura Videosapere; ha prestato consulenza anche per noti programmi culturali televisivi del gruppo Mediaset.
Website: www.domenicoliggeri.it
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