Villaggio Chemp in Val d’Aosta, meraviglia artistica mondiale grazie all’immenso Pino Bettoni

Il bene culturale più emozionante della Valle d’Aosta, un miracolo di creatività e generosità unico al mondo tale da rappresentare un orgoglio per tutta la nostra nazione e uno dei massimi simboli della creatività italiana di tutti i tempi: è il Villaggio Chemp in Val d’Aosta, borgo accoccolato all’inizio della Valle di Gressoney quasi del tutto privo di residenti ma in compenso popolato da stupende opere d’arte…

… un vero patrimonio dell’Umanità nato dal talento smisurato e dall’immensa prodigalità dell’artista Pino Bettoni che in oltre trentacinque anni di appassionato e faticoso impegno ha dato vita a questo favoloso museo a cielo aperto capace di incantare tutti i visitatori.

Già raggiungere questo villaggio nella frazione Nantay del comune di Perloz, sul versante destro del torrente Lys, trasmette la sensazione di un viaggio spirituale, anche per la complessità del tragitto, sia che ci si arrivi dopo una camminata nel verde lussureggiante dei sentieri, sia che lo si affronti in auto lungo l’unica strada asfaltata d’accesso, la quale per diversi tratti non consente il passaggio di due mezzi contemporaneamente nelle diverse direzioni, mentre una volta giunti a destinazione scopri che c’è posto per parcheggiare non più di tre vetture per volta, fattori che comunque temprano la voglia di immergersi in questo angolo d’universo imprescindibile da conoscere per tutti.

Si viene immediatamente ripagati dalla prima opera che ti accoglie, Il Cristo della luce (2010) di Pino Bettoni, squarcio visivo nella spiritualità che lascia senza fiato.

Fai due passi e ti trovi a ridosso della nuda pietra delle abitazioni rurali perfettamente intatte, come se il tempo qui si fosse fermato…

… e scorgi immediatamente una teca con l’indicazione di norme comportamentali, dal seguire i sentieri tracciati al non raccogliere frutta e fiori, proseguendo con l’evitare di entrare nelle abitazioni anche se abbandonate e rispettare la privacy dei pochissimi residenti ma anche l’ambiente circostante e la proprietà privata, oltre a non calpestare i prati.

Acquisita l’importanza sacra del luogo, questo subito ti dona lampi di meraviglia, tra una poesia propedeutica di Andrea Druscovich che recita “dammi la mano e vieni con me, ti porto in un luogo d’incanto dove il mondo non serve” (Essenza di cielo)…

… suggestive foto del posto innevato…

… e la gioiosità stilizzata dell’opera E’ primavera (2018) di Bettoni…

… abbrivio a un percorso che fa vibrare per l’emozione trasmessa da un’idea di bellezza mai fine a se stessa, ma sempre funzionale a un racconto, un messaggio, un sospiro di grazia…

… capace di fondersi con la natura grazie all’impiego del legno nudo e crudo…

… senza disdegnare ammonimenti etici, quali il Non sprecatemi rivolto all’acqua…

… e omaggi alla storia del cinema, vedi Il monello (2009) di Bettoni…

… il quale mostra le sue immense qualità nel plasmare la materia con verismo misto a fantasia lirica in meraviglie come Piantaggine lanceolata (2012), con le sue forme sinuose che sfidano la rigidità della fisica…

… alla stessa maniera del movimento cristallizzato raggiunto con La bimba e l’aquilone (2012), struggente tranche de vie che sblocca ricordi sopiti nell’osservatore…

… quindi la prodezza nell’intagliare concentricamente il Tirabusun (2015), creando un vertiginoso accordo tra l’artigiano concreto e lo scultore ispirato, memore del lascito di surrealisti e metafisici, cui aggiunge il dono dell’ironia catartica…

… passando poi alla capacità di creare pittura in rilievo sul legno come in Verso l’alpeggio (2008), reazione tangibile alle fredde astrusità contemporanee…

… mentre riesca a essere straziante la sofferenza epidermica che avviluppa il Cristo di Chemp, cogliendo i muscoli nel pieno sforzo di rimanere attaccati alla vita fino all’ultimo respiro…

… per approdare al disincanto beffardo quasi infantile del Cucù (2012), scherno d’autore nato dal tenero rapporto con i familiari più piccoli.

Bettoni ha coinvolto nel progetto anche diversi altri artisti di valore, chiamati a lasciare traccia del proprio talento nel territorio, come ha fatto Silvano Ferretti con la dolente Mirella e le galline (2016)…

… opera dal segno bucolico sparsa in più punti…

… quindi la fatica atavica della Mirella (2006) di Silvano Ferretti, curva ma resiliente, autentica lezione di dignità.

Tutte le opere si trovano in un contesto di eco-sostenibilità e totale rispetto paesaggistico: realizzate in legno o bronzo, si fondono perfettamente con la natura circostante senza alcuna invasività, bensì creando armonia con i panorami mozzafiato del posto ed entrando in osmosi con le peculiarità del borgo, in particolare con le secolari abitazioni in pietra e quelle in legno in stile Walser che hanno mantenuto le caratteristiche architettoniche delle origini.

Tutti i visitatori si commuovono davvero davanti all’infinita bellezza di questo paradiso della bellezza e ancor più escono con gli occhi lucidi dall’abbraccio con Pino Bettoni, la cui umiltà quasi mette in secondo piano che si tratta di un importantissimo artista apprezzato a livello internazionale e celebrato da giornali e televisioni di tutto il mondo.
Anche per questo addolora ascoltare Bettoni quando dice di sentirsi trascurato dalle istituzioni della Valle d’Aosta, le quali dovrebbero semmai eleggere lui e il Villaggio Chemp a rappresentanti supremi del genio valdostano.
Non mancano invece di onestà intellettuale, attenzione analitica, acutezza mentale e profonda sensibilità le tantissime persone che riconoscono l’artista e il Villaggio quali vette assolute della Cultura nella regione, perché qui l’eccellenza cognitiva si sposa inevitabilmente con le ragioni del cuore.
La creatura di Bettoni è imperdibile per chiunque visiti la Valle d’Aosta, ma vale anche il viaggio da sola, perché segna indelebilmente la vita di chi vive questa esperienza.