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Economia solidale batte Pago e Pretendo 7 a 0!!!

Pubblicato il: 10 febbraio 2016 alle 11:11 am

galline felici - economia solidale 1

Mettiamo a confronto le due storie che seguono, una di fantasia, ma che si ripete chissà quante volte ogni giorno, l’altra verissima, che è accaduta nelle scorse settimane ed è ancora in corso in questi giorni, con un inizio quasi identico ed un finale….

Prima storiella: il calzaturificio artigiano AAP (Ali Ai Piedi), una storia trentennale, rispettabilità nel proprio circondario, un discreto fatturato, niente debiti, 20 dipendenti, tutto in regola, commesse certe e affidabili per diverse centinaia di miglia di euro, si ritrova con una momentanea crisi di liquidità.

Si rivolge alle banche: ciccia! Inizia un calvario di lunghe anticamere, richieste di garanzie in beni immobili, umiliazioni, fino ad arrivare agli usurai, che definitivamente affossano l’azienda.

Seconda storia: un’azienda solida e credibile, il Consorzio Siciliano Legallinefelici, niente debiti, 17 dipendenti, tutto in regola, una storia decennale durante la quale s’è costruita una fitta rete di credibilità e fiducia, che costituisce il suo capitale delle relazioni nel mondo dell’economia solidale Italiano ed Europeo, si trova con una momentanea crisi di liquidità

galline felici - economia solidale 2

NON si rivolge alle banche, nemmeno a quelle amiche ed etiche, ma direttamente ai suoi “clienti/amici”, chiedendo loro (il 2 settembre, si badi alle date!) un acconto sulle successive forniture, che avverranno principalmente a partire da metà novembre (10 settimane di credito, per un importo complessivo richiesto di alcune decine di migliaia di euro)

La risposta è pronta, tanto che il 18 settembre la cifra necessaria è virtualmente raggiunta, grazie alle promesse, ed il 23 settembre (a 3 settimane dalla richiesta iniziale!) è praticamente e concretamente superata

Un torrente in piena di 500 euro, 150, 2mila, 540, 3mila, ma anche 8mila e più, condito dalle trecento e passa mail (…d’ amore?).

Un torrente che non s’arresta, anche se abbiamo comunicato che abbiamo raggiunto l’obiettivo, perché ogni gas, ogni gruppo vuole mettere la sua firma in calce a questa bellissima pagina dell’economia solidale europea.

Non certo per protagonismo, ma per dimostrare che “insieme si può davvero!” e a costo zero per tutti…

A noi rimane la brillante e rapidissima soluzione del problema, ma anche molto di più: il sentirci cinti da un poderoso abbraccio di calore, stima, fiducia e voglia di costruire futuro ed alternativa assieme.

Quali lezioni trarre? Quale enorme potenzialità evidenziata da questa storia? Quali le condizioni perché possa essere replicata non solo per aiutare in un momento di difficoltà, ma piuttosto per produrre nuova impresa e nuovo lavoro?

Qui v’ho raccontato un paio di storie e posto una serie di domande, a tutti noi e voi la prosecuzione di questo dialogo e le azioni conseguenti…

 

Info: www.legallinefelici.it

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L'autore

Roberto Li Calzi

E’ l’ispiratore del Consorzio Siciliano Le Galline Felici che riunisce diversi produttori agricoli etici che applicano pratiche biologiche nei campi e criteri di solidarietà tra gli Esseri Umani (http://www.legallinefelici.it/it/).
Si definisce così:
“Sono uno tra i tanti che, dopo un po’ di anni in giro per il mondo, ha deciso di vivere in campagna, di campagna. Sono sveglio, come sempre, ormai da trent’anni, da molto prima dell’alba. Sono stato lì, da solo, a provare cosa accadeva se non “pumpiavo” (irroravo di veleni) i miei aranci, quando non sapevo neanche che esistesse l’agricoltura biologica, e di fatto non esisteva, non era normata, poi ho re-incontrato Barbara e sono entrato nel giro. Sono stato molti giorni, mesi, anni, chino a spietrare, a trapiantare, a “scippare” erba dai miei grandi (per me) orti, quattro, cinque ettari. Sono stato molte notti in piedi perché il feroce sole di certi mattini estivi trovasse le pianticelle “abbeverate” e altre notti per portare i prodotti al mercato e là mi dicevano: “sono biologiche? vabbè, niente ci fa!”: biologico era quasi una malaparola. Sono stato uno dei primi ad ottenere la certificazione. Sono stato, credo, uno tra i primi, che, continuando a credere nell’ agricoltura biologica e a produrre secondo i suoi criteri, ha rifiutato la certificazione: troppi imbrogli, troppe aziende che ieri tiravano fuori TIR di ortaggi chimici ed il giorno dopo sono certificate, troppe carte, troppa burocrazia, buona per le grandi aziende, strangolante per le piccole. Sono stato per anni il principale fornitore di ortaggi freschi per i pochi negozietti di biologico della Sicilia orientale. Sono stato, quasi, espulso dalla campagna da un mercato che penalizza e svilisce i produttori e da commercianti e cooperative (del biologico e non) che, per malafede, ingordigia o inefficienza, hanno finito di affossarci, ma mi ci sono aggrappato (alla campagna) e, pur facendo per un po’ di anni altri lavorazzi per campare, anche divertendomi e traendone lezioni e stimoli, ho continuato ad accudire il giardino (un ettaro e mezzo), senza reddito e con poche speranze. Sono risorto (economicamente e moralmente) grazie ai GAS e di questo non smetterò mai di ringraziare, ho trovato nuovi stimoli ed entusiasmo per fare, progettare, costruire, anche, un futuro migliore per la Sicilia. Sono orgoglioso che la mia iniziativa abbia costituito e stia costituendo una possibilità, concreta, per un po’ di amici, di restare dignitosamente a fare gli agricoltori e, nello stesso tempo, a diventare ambasciatori della bellezza, ricchezza e varietà della nostra terra. Sono fiducioso che questa strada porti lontano. Sono pronto a battermi perché questa attuale avventura non scada di qualità né verso di voi, né verso gli altri produttori coinvolti, come spesso è accaduto in passato. Sono entusiasta”.


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